Le bielorusse devono preservare la purezza della razza

Lukashenko il “presidente” della Bielorussia, appena confermato da elezioni bulgare, ha scoperto che le ragazze del suo Paese sono “niente male”. Quindi ha pensato che non possono più uscire dal Paese, se no la “razza” peggiora. L’ex-commissario dell’esercito sovietico (poi convertitosi al nazionalismo) ha dichiarato ufficialmente che le donne bielorusse sono “risorsa (sic!) nazionale strategica”.

 

In Iran, la rivolta contro il regime passa attraverso i cellulari

 

Internet e i cellulari hanno creato una rete d’informazione “clandestina” in Iran, grazie alle quali è possibile superare la censura del regime di Khatami.

Ad esempio, circolano immagini raccapriccianti come quella di un feto abortito e lasciato su un marciapiede. Fatti che danno la rappresentazione visibile del degrado umano in cui versa la società islamica iraniana.

 

Frasi tratte da moschee

“Non augurare buone feste a un infedele. Sarebbe una bestemmia più grave del bere alcool, dell'omicidio, della fornicazione”

“Dissociatevi dagli infedeli, detestateli per la religione che professano, abbandonateli, non contate mai sul loro appoggio, non esprimete loro la vostra ammirazione e opponetevi a oltranza conformemente alla legge islamica”

“Chiunque aiuti gli infedeli contro i musulmani, non importa quale tipo di sostegno presti, diventa un infedele”

“Non diventare mai amico dell'infedele a meno che l'obiettivo sia la sua conversione (…) Non imitare mai l'infedele (…) Non lavorare mai per l'infedele”

Sono tutte dichiarazioni tratte da pubblicazioni distribuite alle moschee americane dall'Ambasciata dell'Arabia Saudita, un regime musulmano “moderato”.

Sotto il regime iraniano, la droga è l’unica via di fuga

La commissione per la lotta contro la droga del regime islamico dichiara che i tossico-dipendenti iraniani ammontano a 4.000.000  (e molto probabilmente la cifra corrisponde al 50% della situazione reale). Sono numeri impressionanti, specie se paragonati  al regime precedente in cui i tossico-dipendenti erano 150 mila.

Un cieco spaventa Castro

Tra gli altri “record”, Fidel Castro vanta anche il singolare primato di aver mandato in prigione un avvocato non vedente, Juan Carlos Leyva, per motivi d'opinione. Quest’ultimo, scarcerato da pochi mesi dal regime, è costantemente minacciato dalla polizia per le sue attività in favore dei diritti umani. La frase ricorrente che usa la polizia per intimidire l'avvocato cieco è: “Se non la smetti, ti mandiamo di nuovo in prigione”. E che cosa deve smettere di fare Juan Carlos? Semplicemente di denunciare le violazioni dei diritti umani e di avere rapporti con altre organizzazioni dell'opposizione al regime.

 

 

 

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