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Pepe-DOCUMENTI
Su “Lotta Continua” scrivevano
così
Non è un volantino delle BR. Era il
giornale più “in” degli anni ‘70, quello che faceva “opinione”. E
che continua a farla anche oggi visto che una buona fetta
dell’odierna classe intellettuale (Sofri, Lerner, Deaglio, Mughini,
Liguori, Carlo Panella, Ravera, Claudio Rinaldi, Erri de Luca,
Boato, Manconi...) viene da qui
Un mondo migliore è possibile. Ma
chi paga? “Sono questi i proletari a cui gli operai delle
grandi fabbriche devono saper dire delle parole chiare: lavoro o no,
vogliamo mangiare, vogliamo vivere, vogliamo essere pagati.” “No
all’aumento della produzione, no allo straordinario, riduzione di
orario a parità di salario per tutti (e soprattutto nelle fabbriche
dove gli operai vengono messi a cassa integrazione), mutua pagata
al 100% tutto l’anno” “Non ci libereremo mai della schiavitù del
salario, cioè del lavoro sotto il padrone, finché lotteremo soltanto
per aumentare le nostre paghe (…) questo però non vuol dire
rinunciare agli aumenti salariali, perché i prezzi aumentano
continuamente e se non aumentano le paghe finiremo per lavorare
gratis”. Vogliamo tutto e subito “Vogliamo un aumento salariale per
tutti e che sia grosso”. “Vogliamo la riduzione dei prezzi di tutti
i generi di prima necessità: cibi, affitti e vestiari”. “Vogliamo
scuola, trasporti e assistenza gratuiti” Più benessere per tutti?
Facile: basta lottare uniti! “Dove hanno avuto la forza e
l’organizzazione per farlo, [gli operai] le case se le sono prese”.
“Noi non andremo in Parlamento a chiedere il ribasso generale dei
prezzi, ma lavoreremo per organizzare la lotta nelle fabbriche, nei
quartieri e nelle piazze. E nemmeno ci preoccupiamo di spiegare ai
padroni come salvare capra e cavoli: come concedere il ribasso dei
prezzi senza andare in malora, come fanno invece i sindacati quando
chiedono le loro riforme”. “A noi di rovinare i padroni non ci fa
tristezza. La loro morte è la nostra vita”. “La nostra vita è piena
di cose che non abbiamo, che dobbiamo pagare a caro prezzo, ma che
possiamo prenderci con facilità se siamo tutti uniti e lottiamo
tutti assieme” Brani estratti da “Verso la lotta generale: lottiamo
per vivere”,
Lotta Continua, 2 febbraio 1972
Lottare contro chi? Occorre un
nemico: inventiamolo
TITOLO: “Nel Sud, dal ‘43 al ‘72,
l’occupazione armata è continuata. Gli occupanti sono i padroni: il
loro nemico sono i proletari. Una massa coraggiosa e dura che per
vincere la sua guerra deve diventare esercito”.
Da Lotta Continua, 25 aprile 1972
Quando fu rapito il magistrato Sossi
e arrivò il comunicato di rivendicazione delle Brigate Rosse, nel
maggio 1974, su Lotta Continua commentavano così: “Si tratta di un
personaggio scelto su misura per accreditare la tesi di un sequestro
programmato e compiuto dalla sinistra”. “Che cosa vuol dire oggi
antifascismo militante? Secondo me deve essere chiaro a tutti i
compagni che l’MSI è ormai avviato alla clandestinità: quindi attua
un livello di scontro che non è politico, ma solamente militare. (…)
Credo che l’unica maniera per fermarli sia quella di colpirli in
maniera costante, capillare, precisa”.
Lettera di “Fabrizietto”, lettore di
Lotta Continua, 14 gennaio 1978
“L’appello contro il terrorismo della Regione Piemonte (…) si
inserisce in una vasta e ben orchestrata campagna di stampa (…) il
cui vero obiettivo non è il terrorismo rosso, ma la normalizzazione
della lotta di classe entro confini legalitari e pacifisti” Da una
dichiarazione di
“alcuni compagni di Mirafiori” su Lotta Continua, 11 marzo 1978
TITOLO: “Rapito Moro: è il gioco più
pesante e sporco che sia mai stato provato sulla testa dei proletari
italiani”
Lotta Continua, 17 marzo 1978,
titolo di prima pagina a caratteri cubitali
In passato, le cose le risolvevamo così Titolo sul biennio rosso:
“1919: dai moti per il
carovita, all’occupazione delle terre, alle elezioni - la vittoria
in parlamento e la sconfitta nelle
piazze, dopo la più forte ondata rivoluzionaria del 1920 - E’ sempre
e solo la forza delle armi che decide”. Commento sul suffragio
universale del 1919: “Le elezioni sono servite a dividere e
indebolire ulteriormente il fronte proletario”. Commento sulla
guerra civile italiana: “C’è una cosa che i borghesi non riusciranno
mai a cancellare dall’esperienza storica negli anni ‘44 - ’45: l’uso
della violenza. La resistenza dimostrò che un carabiniere poteva
essere disarmato puntandogli un dito alla schiena, dimostrò che i
padroni che non volevano concedere gli aumenti salariali potevano
esserci costretti con i mitra puntati”.
Siamo troppo umani per permettervi di vivere.
Risposta degli operai all’invito
della direzione FIAT a osservare il lutto per Sallustro (dirigente
FIAT CONCORD, Argentina): “Non avete capito che vi vogliamo tutti
morti?” e Lotta Continua commenta, il 14 aprile 1972: “Non c’è
umanità comune, neanche di fronte alla morte. Al contrario ci sono
due classi che si fronteggiano e che dai loro morti sono divise
sempre più (…) Gli assassini di Pinelli non possono protestare
quando gli sfruttati ammazzano uno di loro”.
Attentato a George Wallace
(candidato democratico alle primarie USA): “George Corley Wallace,
bianco, 53 anni, fascista, criminale, assassino, candidato
democratico alle elezioni primarie (…) forse sopravviverà. Peccato.
Noi che abbiamo mantenuto una dimensione umana’ - dicono i neri dei
ghetti dell’America razzista e criminale - ‘quando muore un porco
non ci commuoviamo, perché un porco resta un porco’”. Lotta Continua
15 maggio 1972. “Non manca chi commenta la figura di Calabresi come:
‘Il mio migliore funzionario. Intelligentissimo e buono’. Chi
esprime queste discutibili valutazioni è il questore di Milano”.
“Ieri il razzista Wallace, oggi l’omicida Calabresi. La violenza si
rivolge contro i nemici del proletariato, contro gli uomini che
della violenza hanno fatto la loro pratica quotidiana di vita al
servizio del potere”.
“La massa dei proletari, che in anni
di lotta è sempre più ‘classe’ ha reso sempre più omogeneo il
proprio modo di lottare e di pensare e soprattutto ha imparato a
riconoscere i suoi nemici e le loro armi ben oltre il conflitto
immediato fra il singolo sfruttato e il singolo padrone, o il
singolo poliziotto, vede nell’omicidio Calabresi la conseguenza
giusta di una legge ferrea, violenta, di cui il dominio capitalista
è responsabile”.
Lotta Continua, speciale
sull’attentato a Calabresi, 18 maggio 1972
“Ucciso il responsabile servizi di
sicurezza industriali. FLM proclama sciopero. Commenti degli operai:
‘Non ho sentito il bisogno di scioperare’; Perché devo scioperare
quando è stato ucciso un capo dei guardiani?’” Commenta Lotta
Continua: “Tutto si può dire tranne che qualcuno si senta in prima
linea o che l’emozio- ne sia grande. Intorno allo stabilimento regna
la calma più assoluta”.
Lotta Continua, 5 gennaio1978
“E’ giusto uccidere i fascisti?”
Titolo di un dibattito radiofonico di Radio Popolare, dopo
l’uccisione di due ragazzi iscritti all’MSI, riportato su Lotta
Continua 11 gennaio 1978, dove si commenta: “Tutti coloro che hanno
telefonato danno un giudizio di condanna politica dell’attentato,
hanno detto però che a livello umano sono del tutto indifferenti o
addirittura compiaciuti della morte di due fascisti”. “…E neppure le
spiegazioni tardo-leniniste di chi chiede a chi spara di avere un
programma serio possono distogliere da quelli che sono i contenuti
di lotta di un comunista: che la propria umanità è superiore, che i
mezzi con cui combatte non possono mai temere di essere scambiati
con i mezzi del nemico, a meno che non si accetti di essere
subalterni alla disumanità quotidiana della borghesia” Lotta
Continua,
13 gennaio 1978
Disumani? Sì, ma distinguiamo
“I comitati comunisti rivoluzionari condannano l’uccisione di
due fascisti, ma con la seguente motivazione: vedere nei fascisti
quasi una razza di diversi significa prescindere da un’analisi
comunista della forma sociale esistente e subire un tipo di analisi
di matrice liberale che tende ad esorcizzare il fascismo come puro
fatto patologico. (…) La vera discriminazione sta non tra ‘violenza
sì’ e ‘violenza no’, ma fra ‘violenza intelligente, pertinente e
finalizzata’ e ‘violenza cieca’ in quanto tale regressiva”
Lotta Continua, 12 gennaio 1978
“La pratica combattente è condizione
necessaria ma non sufficiente a definire il lavoro rivoluzionario;
al nuovo livello dello scontro ridiventa centrale non dire ‘come
lottare’, ma per che cosa’” Intervista a Oreste Scalzone,
Lotta Continua 20 gennaio 1978
In occasione dell’omicidio del
magistrato Riccardo Palma, da parte delle Brigate Rosse, il 15
febbraio 1978, Lotta Continua si sottrae alla discussione, con la
seguente motivazione: “Inutile dilungarsi ulteriormente su episodi
contro cui puntualmente abbiamo espresso il nostro giudizio”. In
occasione del rapimento di Aldo Moro, da una cronaca di un dibattito
studentesco a Scienze Politiche (la facoltà dove insegnava Moro),
Roma: “Interviene un’assistente del PCI ponendo la discriminante
‘voi non dovete fare la base di massa per le BR: o con noi o con
loro’. Numerosi interventi rifiutano questa logica: oggi stare con
voi, con la linea che portate, vuol dire stare con lo Stato della
disoccupazione e della repressione. Né con voi, né con le BR: stiamo
con chi lotta!’. Quando uno studente democristiano è intervenuto
gridando ‘sono fiero di essere democristiano’ l’assemblea è esplosa
(…) Molti gli interventi che non sembrano esprimere i soliti
schieramenti, ma una riflessione più profonda. Per alcuni il
problema è ancora quello di ‘chiamare compagni’ quelli delle BR,
salvo affermare che la loro azione è spesso contrastante con lo
sviluppo del movimento di massa. Copertura delle BR e rivendicazione
al movimento della pratica della ‘violenza a tutti i livelli’ sono i
capisaldi di questa posizione. Altri ne rivelano la contraddizione:
Se la linea brigatista è contrapposta al movimento di massa, in
quanto lo espropria dell’iniziativa, allora va criticata e battuta
senza incertezze”.
E ora, la morale finale Un
lettore, inorridito dall’omicidio Calabresi, accusa Lotta Continua
di mantenere un atteggiamento disumano e sollecita ad avere pietà
per un morto. Il lettore dice, fra le altre cose: “Mi è difficile
credere che voi lottiate seriamente per tutto questo, per una
società senza violenza, perché chi ama l’uomo e la sua liberazione,
ama la vita. E chi ama la vita veramente, non può non sentirsi
profondamente amareggiato nel vedersi costretto a usare mezzi
violenti, a togliere la vita ad un altro uomo”. La redazione,
stizzita, risponde: “La lettera è un esempio di quella ‘nobiltà
umana’ che è il retaggio della cultura e dell’ideologia borghese-
umanistica. (…) In sostanza questa ideologia si fonda
sull’affermazione che l’uomo, e la vita dell’uomo, è il valore
essenziale, anteponendo questa concezione alla distinzione fra le
classi. Ebbene, il limite di fondo di questo umanesimo che lo rende
moralistico e strumentale invece che morale, è proprio nel suo
riferirsi a un uomo’ che non esiste e che, nel suo segno positivo,
come umanità emancipata e capace di realizzarsi, esisterà solo in
una società senza classi. In una società, cioè, che superi la
preistoria e liberi la storia dell’umanità. Prima di allora (…)
l’amore per la vita, il rispetto per la libertà e la dignità
individuale, il desiderio di felicità, di sanità, di identificazione
con gli altri e con la natura, hanno un senso solo se si riferiscono
alla condizione di una classe - il proletariato”.
Lotta Continua 20 maggio 1972 |