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Domenica, 11 Giugno 2017 16:52

E se lo Stato, ora, ti uccidesse? (il caso Charlie)

  • Sottotitolo: Se un Parlamento decidesse di ucciderti, adesso, l'unica cosa che potresti invocare è la legge naturale. Purtroppo, l'ipotesi non è di fantasia: la Corte Suprema britannica ha deciso che Charlie Gard, bambino di 10 mesi, deve morire contro la volontà dei genitori.
Stefano Magni

Quando il presente articolo è stato scritto ci sembrava una provocazione quasi di "fantasia", però da qualche giorno fa è diventata tremenda realtà: la Corte Suprema ha deciso che Charlie Gard, bambino di 10 mesi, deve morire contro la volontà dei genitori.

Se la maggioranza decidesse di uccidere te, sì proprio tu che stai leggendo questo articolo, tu non avresti nulla da opporre a questo argomento. La maggioranza vota un partito che, a sua volta, approva in parlamento una legge che prescrive l’uccisione tua e di tutti coloro che, disgraziatamente, condividono certe tue caratteristiche (di età, razza, lingua, sesso, ecc…) e i filosofi di riferimento delle accademie, nei dibattiti sull’eticità della nuova legge, affermano che è giusto così. Se ti sembra assurdo, pensa solo ai casi di aborto (legittimità di uccidere in base all’età) ed eutanasia (legittimità di uccidere in base alla capacità di esprimere una volontà). Ora, poniamo che tu non voglia essere ammazzato, ma tu non sia nelle condizioni di fuggire alla tua sorte decisa per legge. Cosa ti resta? Niente. Non puoi rivolgerti in tribunale, perché il tribunale emette sentenze in base alla legge vigente, non a quella che scegli tu. Non avresti neppure il diritto di protestare, perché tutti i maggiori filosofi del momento dicono che sia giusto ucciderti. E non sapresti neppure da chi farti difendere, perché la maggioranza assoluta dei tuoi concittadini, magari pure i tuoi vicini e parenti, hanno votato per rendere legale la tua uccisione. E allora? Sei contento? Lo troveresti giusto? Se sei convinto che il diritto sia solo artificiale dovresti metterti il cuore in pace e farti serenamente ammazzare. Se non ne sei convinto, invece, se pensi che sia “ingiusta” la legge che prescrive la tua uccisione o dà a un altro la facoltà di ammazzarti quando vuole, allora vuol dire che stai pensando a un concetto di giustizia che va oltre la legge del momento, che precede e supera la norma scritta dai politici di turno. Stai pensando, in parole povere, che esiste una “legge naturale”, oltre a quella del tuo Stato. L’esempio dell’uccisione è estremo, ma prova solo a pensare una legge che prescrive il sequestro senza risarcimento di tutti i tuoi beni, non motivata da una tua colpa grave, ma semplicemente nel nome di un’idea di “giustizia sociale” del governo. Lo troveresti quantomeno sgradevole? Lo troveresti ingiusto? Bene, al di là del fatto che a te come a nessun altro piacerebbe finire sul lastrico da un momento all’altro, se lo trovi ingiusto vuol sempre dire che hai un’idea di “legge naturale”, altrimenti dovresti accettare l’esproprio con naturalezza, se non proprio col sorriso sulle labbra.

La legge può essere “naturale”? Al giorno d’oggi, pare non crederci più nessuno. Probabilmente, proprio perché siamo abituati a vivere secondo la legge naturale e i diritti che ne derivano, non ci rendiamo più conto di quanto sia grave metterla in discussione. Proprio come la libertà, ci accorgiamo della sua importanza solo nel momento in cui ne siamo personalmente privati. Nelle facoltà di giurisprudenza si insegnano varie sfumature di legge positiva, cioè delle norme scritte e promulgate dal potere legislativo, quasi sempre un parlamento, in alcuni casi un governo o un autocrate. Una legge scritta di pugno da una persona in carne ed ossa, legittimata dalla volontà della maggioranza della popolazione. Di solito non intendiamo altro. La legge prescrive ciò che non può essere fatto e ciò che deve essere fatto. Nel caso dei diritti fondamentali, stabilisce anche ciò che non ti può essere fatto da altri (governo incluso). In tutti i casi è visto come un prodotto umano, come qualcosa che esprime e traduce in norma il parere dalla maggioranza del momento. In un periodo come quello che stiamo attraversando, il dibattito sulle leggi che regolamentano la famiglia è in primo piano. Ma, meno visibili, sono in ballo anche leggi che regolamentano la fine della vita e i limiti della libertà di espressione (specie se l’espressione riguarda religioni e minoranze). Tutte queste norme riguardano aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi. Da che mondo è mondo gli uomini e le donne formano famiglie, esprimono loro pareri, si pongono domande sulla loro stessa sopravvivenza anche in circostanze che la rendono corta e dolorosa. In tutti i casi, è la maggioranza a decidere su cosa sia legale o illegale d’ora in avanti. Si vota in parlamento o, nei casi più eclatanti, si ricorre al voto diretto della popolazione tramite referendum. Tutto ciò considerando che la legge è, appunto, un prodotto artificiale. Ma a nessuno pare vero che vi sia una “legge naturale” pre-esistente a quella prodotta da mano umana.

Può esistere una “legge inscritta nel cuore dell’uomo” che sia modellata sulla stessa natura umana e non dettata da una maggioranza (o da una minoranza organizzata)? Di solito la risposta è un secco “no” e il motivo viene indicato nella grandissima varietà di leggi emesse e applicate dalle comunità umane nel tempo e nello spazio. Da un punto di vista “gius-positivista”, cioè di colui che crede che la legge sia sempre un prodotto artificiale dell’uomo, tutto questo scorrere e mutare di diritti è assolutamente normale. Quindi la produzione di nuovi diritti che riguardano la vita stessa è un processo da affrontare a mente serena. Da questo punto di vista, ci si divide non in giusti o ingiusti, ma in conservatori e progressisti. I conservatori sono coloro che si oppongono all’evoluzione del diritto, indipendentemente da quali siano i loro argomenti. Su che basi dovrebbero mai opporsi alla novità, infatti? Se il diritto evolve in base alle possibilità messe in pratica dall’evoluzione tecnologica o dalla volontà di una maggioranza che, a sua volta, riflette un pensiero filosofico prevalente, questi saranno gli unici fattori legittimanti: si può fare, la maggioranza lo vuole fare, i filosofi più autorevoli lo trovano corretto. Che altro?

 

Nei frangenti decisivi della storia umana, si afferma proprio la legge naturale

Eppure proprio studiando la storia, troviamo una costante: una legge che riemerge di volta in volta e si riafferma, sempre nello stesso modo, quando qualcuno si sveglia, si impunta contro un tiranno e dice “adesso facciamo giustizia”. Dopo il governo arbitrario di un pessimo sovrano, nel 1215 i baroni inglesi imposero al re una Magna Charta che ne limitava i poteri. Cosa prescriveva? Il diritto a non essere derubati, neppure dal governo; il diritto a non essere imprigionati e torturati arbitrariamente; il diritto a commerciare liberamente; il diritto a resistere a un governo ingiusto; il diritto alla libertà della Chiesa (che allora era una sola in tutta l’Europa occidentale). Dopo il governo arbitrario di un altro sovrano, nel 1776 le colonie britanniche in America emisero una Dichiarazione di Indipendenza che riprendeva grosso modo gli stessi principi e li riassumeva in tre diritti fondamentali: vita, libertà e proprietà (“perseguimento alla propria felicità”). La Rivoluzione Francese si fondò sugli stessi principii, espansi nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Tuttavia furono i rivoluzionari stessi i primi a non rispettarli una volta che ebbero preso il potere ed eliminato il re. Dovettero essere ripristinati nel secolo successivo. Dopo il più grande eccidio dell’umanità e la lotta contro la peggiore tirannia della storia, cioè la Seconda Guerra Mondiale, l’Onu adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che venne scritta sulla falsariga delle carte britannica, americana e francese.

Detta così può anche sembrare una coincidenza o una semplice moda, derivata dalle sole culture anglosassone e illuminista. Tuttavia gli estensori della Magna Charta erano convinti (e a ragione) di ripristinare un diritto che era stato violato. Idem dicasi per i padri fondatori americani. E l’Onu non ha scritto nulla di nuovo, ha dato per scontato di mettere nero su bianco, leggi e diritti universalmente accettati. I giudici del processo di Norimberga, nel 1946, condannarono i criminali nazisti sulla base non del diritto vigente in Germania (che praticamente legalizzava lo sterminio degli ebrei e delle altre “razze inferiori”), ma proprio del diritto naturale, che permise di parlare nei termini di crimini contro l’umanità. Perché esiste, evidentemente, un’idea chiara di quelli che dovrebbero essere i diritti dell’uomo, pre-esistenti alle leggi in vigore al momento.

E’ quantomeno curioso constatare che i diritti dell’uomo, nelle loro varie elaborazioni, riprendono sempre un unico set di diritti: quello di non essere ucciso e in genere aggredito, quello di non essere derubato, quello di non essere limitato nell’esercizio della propria libertà, a meno che non sia tu l’aggressore. E anche nel caso tu lo sia, hai sempre diritto ad essere processato, per accertare le tue colpe. Anche nelle leggi consuetudinarie, applicate dai mercanti sin dai tempi più antichi, troviamo regole come il rispetto dei contratti, il divieto di mentire, il rispetto della proprietà altrui, il divieto di usare la violenza. Senza il rispetto della vita, della proprietà e della parola data, non poteva esistere commercio, non solo in Europa, ma anche in tutto il resto del mondo. Gli evoluzionisti ritengono che questa sia una selezione naturale di leggi che permettono la sopravvivenza e l’espansione della specie umana. Chi crede ha ben diritto, però, a scorgervi un disegno: “non uccidere”, “non rubare”, “non dire falsa testimonianza”, “non desiderare la roba d’altri” sono le prescrizioni sociali del Decalogo e sono alla base di tutte le successive norme. Si potranno citare anche casi di codici ancora più antichi, come quello di Hammurabi. Ma di sicuro il Decalogo è il “testo unico” più straordinariamente sintetico e completo di quelli che diverranno i diritti umani. E’ la legge naturale, iscritta nel cuore dell’uomo, che nessun governo o privato cittadino ha il diritto di calpestare.

 

Letto 397 volte Ultima modifica il Lunedì, 17 Luglio 2017 20:08

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