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Lunedì, 02 Ottobre 2017 10:16

Cattolici davanti a un bivio: bisogna scegliere

  • Sottotitolo: Si avvicinano le elezioni politiche che saranno decisive per la difesa della vita, della famiglia, della libertà di parola. I cattolici sono chiamati a scegliere tra due vie e sbagliare strada potrebbe rivelarsi fatale.
Fr. Antonio Iannaccone

L’ultima tornata elettorale amministrativa ha portato tre novità sulla scena politica, due riconosciute da tutti e la terza più nascosta: il calo netto del Movimento 5 Stelle, la crescita del Centrodestra (confermata dai ballottaggi) e la crescita del Popolo della Famiglia (PdF). Soffermiamoci soprattutto sulle ultime due, perché, come vedremo, sono un punto di partenza necessario per la difesa dei principi non negoziabili in vista delle ormai imminenti (e decisive come non mai) elezioni politiche. 

Innanzitutto, riguardo la crescita del PdF, si possono fare tutti i conteggi di questo mondo (e, sulle cifre, ci si divide ancor più che sulle idee… è uno dei paradossi della politica), ma un dato è inoppugnabile e non è stato negato da nessuno: dopo un anno e mezzo il movimento continua ad esistere e cresce.

Questo fatto, al di là delle cifre, dice una novità che potrebbe essere storica, e cioè che in Italia è davvero possibile un soggetto politico autonomo a difesa dei principi non negoziabili. Se, infatti, dopo i risultati delle amministrative del 2016 si poteva ancora essere scettici, sia per il risultato più esiguo, sia per l’incertezza sulla tenuta del nuovo movimento, ora, un anno dopo, si può affermare ragionevolmente che il movimento “c’è”, in tutti i sensi, a livello nazionale: ovvero non è un “partito di passaggio” (come ad esempio le più o meno recenti liste personalistiche di Giuliano Ferrara e Magdi Allam) e i suoi voti e militanti crescono in tutta Italia. L’altra novità che ci viene dalle recenti elezioni è, come ampiamente sviscerato da tutta la carta stampata, la ritrovata unità del centrodestra e il fatto che gli elettori abbiano premiato questa scelta.

E’ evidente, quindi, ora più di prima, che i cattolici in politica sono davanti a un bivio, ovvero di fronte a due proposte che non sono “possibili”, come magari si poteva pensare un anno fa, ma realissime, ovvero entrambe perfettamente praticabili per le elezioni politiche nazionali che si avvicinano: appartenere ad una coalizione oppure presentarsi uniti come soggetto autonomo?

Insomma, bisogna scegliere e farlo presto, se si vuole davvero influire sulla prossima legislatura, che non sarà una tra le tante. L’accelerazione sui temi antropologici è infatti rapidissima e il conto alla rovescia è stato scandito dai 3 ultimi provvedimenti approvati negli ultimi mesi: divorzio breve, unioni omosessuali e simil-eutanasia (alias “testamento biologico”). Facile pensare che il prossimo Parlamento proseguirà ancor più spedito su questa linea e che la prossima legislatura sarà con tutta probabilità quella della rivoluzione antropologica finale e probabilmente irreversibile: matrimoni e adozioni omosessuali, droga e prostituzione legali, eutanasia vera e propria, estensione del diritto di aborto, legge anti-omofobia (che toglierà anche il diritto di parola ai non-allineati) sono proposte già avanzate che - se non interverrà nulla a fermarle - disegneranno non solo un nuovo paese, ma una vera e propria rivoluzione in cui il potere cambierà i tratti stessi dell’natura umana, decidendo arbitrariamente chi merita di avere una madre e chi no, che cosa è vita (e chi dunque merita di vivere e chi no, come sta già accadendo in altri paesi: vedi il caso di Charlie Gard, bambino condannato a morte contro la volontà dei genitori), quanti e quali sono i generi sessuali (da promuovere nell’educazione e nella cultura), che cosa è famiglia. Insomma, siamo come sul Titanic di fronte a una grande montagna di ghiaccio che incombe. Certo, se fossimo più esperti nella navigazione non saremmo qui: fuor di metafora, è chiaro che la questione educativa è fondamentale. Però non è la soluzione “ora”. Se infatti stiamo per collidere contro una montagna di ghiaccio, non è tanto il momento di fare corsi di navigazione, ma piuttosto di mettere in piedi un gruppo operativo che sia capace di cambiare la rotta della nave e che comunque cerchi di evitare il disastro.

In definitiva dunque, se è vero che in questo momento storico è necessario agire prontamente e quindi “fare” politica, allora, come si diceva,  siamo davanti a un bivio, “tertium non datur”: per influire sul prossimo Parlamento, o si percorre la via della coalizione o quella del soggetto autonomo.

Ora, che la via della coalizione sia ormai impercorribile è tanto chiaro che anche un esponente storico di questo tentativo come Eugenia Roccella non può che prenderne amaramente atto: ‹‹Oggi (…) i cattolici sono sempre contestati, ma del tutto irrilevanti. Basta vedere quello che succede in Parlamento, dove al voto finale siamo stati capaci di mettere insieme, contro una legge eutanasica come quella sul biotestamento, solo 37 voti››. Se a questo aggiungiamo la legge sul divorzio breve, approvata con soli 28 voti contrari, e la legge sulle unioni omosessuali approvata con il grande accordo tra i cattolici di centrodestra (NCD) e il centrosinistra, il giudizio diventa inesorabile: lo schema dei cattolici presenti nella varie coalizioni è defunto; o, per usare l’espressione dell’insospettabile Assuntina Morresi (da anni impegnata come cattolica in battaglie politiche e referendarie nell’area di riferimento del centrodestra), tale modalità di azione appartiene a un’altra ”era geologica”. Infine, persino Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato organizzatore del Family Day, pur avendo criticato la nascita del Popolo della Famiglia, ha riconosciuto esplicitamente in un’intervista a Il Giornale che è il momento di ‹‹una rappresentanza politica che metta al centro della propria agenda alcuni temi etici intoccabili›› e che ‹‹se dovesse nascere un partito in tal senso, noi ci siamo››.

Insomma, sono tutti d’accordo: bisogna unirsi. Ma nessuno lo fa (tranne il PdF). Eppure lo dicono e lo capiscono tutti: serve un soggetto unico e libero, che non dipenda da niente e da nessuno, se non dal suo ideale. Talmente libero, da essere capace di rinunciare a tutto – fino al punto di far cadere un governo – pur di non negoziare sui principi fondamentali della vita e della famiglia. Inoltre, ora il Popolo della Famiglia ha fatto vedere che non è una chimera, che è possibile, sebbene sia tremendamente faticoso, soprattutto se chi ci prova è lasciato solo come un cane.

Bene, allora, ha fatto il direttore nonché presidente del PdF a sfidare su questo terreno Fratelli d’Italia: se davvero credete che la famiglia sia il cuore di tutto – dice in sintesi Adinolfi - dimostratelo, sganciatevi dalle coalizioni che ne hanno fatto carne da macello e dimostrate di tenere a questo più del vostro seggio sicuro in Parlamento. Ottimo. Ma allora, si faccia ancora un passo: estendere questo invito a tutti, IDEA, DNF, cattolici del PD e chi più ne ha più ne metta. Pronti – se davvero questi faranno la scelta coraggiosa di sottrarsi alla logica di coalizione - a mettersi in gioco con loro fino in fondo, fino al punto di rinunciare a qualsiasi “pennacchio”, a qualsiasi primato esclusivo, a ogni rivendicazione che escluda gli altri.

Sembra facile, ma non lo è, purtroppo. L’ostacolo più grande davanti a quest’unità è l’ostinazione e l’orgoglio, in cui i cattolici sono maestri. Ma stavolta bisogna liberarsene e mettersi insieme per il bene più grande del paese, che forse solo nel tremendo scontro tra Occidente e comunismo del 1948 ha avuto bisogno dei credenti in Cristo come in questo momento. Allora ci si voleva sbarazzare della libertà, oggi si vuole attaccare il cuore stesso dell’umano: un pericolo gigantesco, una “montagna gelata” forse maggiore del socialismo sovietico. E noi cattolici siamo sul ponte della nave a litigare su quisquilie che ci impediscono di unirci, mentre l’iceberg si avvicina sempre più.

 

[Pubblicato su La Croce del 22/06/2017]

 

Letto 917 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Novembre 2017 20:43

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