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Lunedì, 06 Novembre 2017 20:02

Il mondo cattolico è diviso nel momento peggiore

  • Sottotitolo: E' esagerato dire che la prossima battaglia politica è pari per importanza a quella del '48, quando i cattolici sconfissero l'anti-umanesimo comunista? Non troppo, a ben vedere. Il problema enorme però è la divisione dei cattolici...
Fr. Antonio Iannaccone

Tutti contro tutti. E’ davvero paradossale – ma forse sarebbe meglio dire “drammatica” – la situazione che sta vivendo il mondo cattolico sui temi da sempre ad esso più cari - la vita, la famiglia, l’educazione: tutti uniti nello splendido popolo del Family Day il 30 gennaio del 2016, tutti divisi e in polemica permanente un anno e mezzo dopo.

Ma la cosa ancor più grave è che tutto questo accade in un momento storico decisivo, in cui i rischi che corre la nostra penisola - per effetto della rivoluzione antropologica in atto - sono paragonabili a quelli vissuti nello scontro al calor bianco tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista nel 1948.

Stiamo esagerando? Beh, se si guarda alla materialità – importantissima, sia chiaro – del vivere, il totalitarismo è un’altra cosa: la rivoluzione dei nostri tempi non produrrà – come il marxismo nel secolo scorso - file di persone in attesa di un tozzo di pane, né guerre insensate, né esecuzioni sommarie. Però, se alziamo appena appena la superficie delle cose e ci guardiamo sotto, ci rendiamo conto che la questione si fa straordinariamente seria: il potere infatti, come detto, sta ridefinendo (e in una parte rilevante del mondo purtroppo ci sta riuscendo molto bene) alla radice quella cosa che chiamiamo “umanità”, cioè, per parlare chiaro, vuole essere signore assoluto della vita, della morte e dell’affettività dell’uomo. E, come si vede nella cronaca di ogni giorno, sta accelerando enormemente il passo verso una rivoluzione che inciderà drammaticamente sulla vita di ciascuno di noi.

Insomma, pensandoci bene, è così azzardato il paragone tra un dissidente privato della libertà e un bambino privato della madre (e acquistato da due papà)? E il controllo dittatoriale della stampa è tanto peggio del controllo invasivo delle menti dei bambini, attraverso quella rieducazione scolastica che vuole eliminare le loro certezze primordiali, fino ad annullare nei loro cuori le realtà evidenti del padre e della madre, del maschio e della femmina? E la “falce e martello” è davvero tanto più minacciosa di quella “falce e mantello” che ormai cala col suo manto nero anche su bambini, anche contro la volontà dei genitori, come dimostra la sentenza di morte verso il piccolo Charlie Gard?

La vicenda assume contorni ancora più drammatici, poi, se consideriamo che – ed è un altro elemento di similitudine con il 1948 - l’Italia si ritrova a essere “nazione determinante” nello scacchiere mondiale: se il nostro paese resiste come nel dopo-guerra (grazie a Gedda, Guareschi, De Gasperi e compagnia) allora è possibile che resista anche il resto dell’Occidente (come successe in quel frangente, in cui grazie all’Italia si riuscì a erigere un solido muro tra le forze liberali e occidentali e il comunismo fondamentalmente isolato nell’area balcanica e orientale); se invece l’Italia cederà, di fatto sarà l’intero Occidente – almeno, la parte economicamente più avanzata - a cedere al regresso antropologico, con conseguenze forse irreversibili.

Insomma, come già detto, siamo sul Titanic e, proprio mentre incombe di fronte a noi una grande montagna di ghiaccio, invece di ricompattarsi in fretta per cercare di evitare la catastrofe, le varie componenti del Family Day si prendono a pesci in faccia allegramente un giorno sì e l’altro pure.

Ma, entrando nel merito, quali sono le differenze che impediscono l’unità nell’azione in campo cattolico per fronteggiare l’ondata anti-umana? Ecco in sintesi le 4 posizioni attualmente presenti sul campo, l’un contro l’altra armate.

La prima proposta contro la rivoluzione antropologica di cui sopra è quella “cultural-educativa”, avanzata per lo più da intellettuali e giornalisti, che consiste nel puntare sulla formazione del popolo, lasciato troppo tempo sotto l’influenza determinante della cultura radical-chic egemone. Nel medio-lungo termine, questa è certamente la proposta più sensata: ovvero, nella metafora del Titanic, è certo che se avessimo fatto più corsi di navigazione le cose ora andrebbero meglio. Però non è la soluzione “ora”. Se, infatti, stiamo per collidere contro una montagna di ghiaccio, non è l’insegnamento che ci salva, ma piuttosto il mettere in piedi un gruppo operativo che sia capace di cambiare la rotta della nave e che comunque cerchi di evitare il disastro.

La seconda opzione in campo è quella del comitato “Difendiamo I Nostri Figli”: visto che è fondamentale essere efficaci in tempi rapidi, il gruppo capitanato da Massimo Gandolfini – portavoce del Family Day – propone di candidare persone di sua fiducia nei partiti politici che hanno più possibilità di vincere, per condizionarli dall’interno. Però, l’obiezione più grande a questa possibilità arriva proprio da chi l’ha praticata con tutte le sue forze negli ultimi anni, ovvero dalla strenua combattente Eugenia Roccella che arriva a dire, con estrema lealtà: ‹‹Oggi (…) i cattolici sono sempre contestati, ma del tutto irrilevanti. Basta vedere quello che succede in Parlamento, dove al voto finale siamo stati capaci di mettere insieme, contro una legge eutanasica come quella sul biotestamento, solo 37 voti››. Se a questo aggiungiamo la legge sul divorzio breve, approvata con soli 28 voti contrari, e la legge sulle unioni omosessuali approvata con il grande accordo tra i cattolici di centrodestra (NCD) e il centrosinistra, il giudizio diventa inesorabile: lo schema dei cattolici presenti nei vari partiti sembra definitivamente tramontato.

La terza strategia per evitare l’iceberg dell’anti-umanesimo è quella messa in campo dal gruppo politico IDEA: essere uniti in un movimento pro-famiglia, ma alleati in coalizione con altri partiti che hanno più possibilità di vincere. Certo, questa via ha il pregio di puntare all’unità sui temi decisivi, però anche questa è una via già sperimentata nella scorsa legislatura (con l’NCD, nato per le stesse ragioni e poi miseramente naufragato, in nome della “fedeltà al padrone” della coalizione) e quindi anche per essa sembra valere l’analisi inappellabile della Roccella di cui sopra.

Rimane la quarta strategia, che sta iniziando a percorrere (con sforzi sovrumani) il Popolo della Famiglia: unirsi in un soggetto autonomo da tutti, partiti e coalizioni. Un movimento senza padroni che condizioni la politica con la forza del suo ideale chiaro e indisponibile a compromessi, con tutti i mezzi leciti possibili, arrivando fino a provocare la crisi di governo se necessario (sul modello dei Radicali di un tempo). Certo, quest’ultima è la strada più impervia, ma se davvero si unissero le forze per percorrerla, sarebbe davvero così impraticabile?

Cari politici cattolici di ogni partito, gruppo, associazione, i tempi stringono e bisogna scegliere. O ci rassegniamo alla deriva umana che sta arrivando a grande velocità (ma come lo diremo ai nostri figli?) o decidiamo di agire. E se si decide di agire, bisogna fare una scelta, che – a questo punto – pare obbligata e passa per la via di un soggetto autonomo, come detto. A meno che qualcuno non abbia idee migliori… ma quali?

 

[Pubblicato su La Croce Quotidiano]

Letto 69 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Novembre 2017 20:52

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