Ecco spiegato perché la “Teoria del tutto” non si scoprirà. Ed ecco perché – detto tra noi – questo potrebbe non essere affatto un male…

Nel corso degli ultimi secoli la scienza ha fatto passi da gigante, cambiando radicalmente la vita dell’uomo. La recente scoperta del bosone di Higgs, noto come “particella di dio”, da parte degli scienziati del Cern di Ginevra ha fatto fare un ulteriore passo avanti alla conoscenza scientifica. Contemplando questa ed altre scoperte, possiamo davvero illuderci di essere vicini a conoscere… tutto. Ma l’astrofisico Marco Bersanelli, avverte: «Troviamo che la materia ordinaria (…) costituisce solo il 4,9% del contenuto dell’universo. La presenza della materia oscura non solo è confermata, ma “pesa” più del previsto: è il 26,8% del totale, un quinto in più di quanto si pensava. Il resto è il contributo della energia oscura, la misteriosa forza responsabile dell’accelerazione cosmica». Le parole di Bersanelli ci spiazzano. Eravamo convinti di sapere ormai quasi tutto e invece, quanti più misteri riusciamo a svelare, tanti più misteri ci si parano davanti, sempre più numerosi e sempre più profondi. E’ davvero il caso di dire che, quanto più sappiamo, tanto più sappiamo di non sapere.
D’altra parte, pare che anche fra le pieghe di quel 4,9% di materia conosciuta si nascondano molti misteri insoluti. Sono passati circa cento anni da quando la meccanica quantistica ha dimostrato che le particelle subatomiche si comportano in maniera del tutto imprevedibile, propriamente casuale. In sostanza, la meccanica quantistica sembra dimostrare che nell’universo non esistono solo cause ed effetti, ma anche quello che nella vita quotidiana chiamiamo “caso” (come stabilisce il “principio di indeterminazione” di Werner Karl Heisenberg). Dimostra anche, per estensione, che nell’universo non c’è solo l’ordine (che in quanto tale è razionale e quindi anche comprensibile) ma anche il disordine, che talora si estremizza divenendo caos.
La cosa incredibile è che, mentre il micro-universo che si cela in ogni pezzetto di materia sembra davvero governato dal caso, invece il macro-universo si fonda su solide relazioni fra cause ed effetti (principio di causalità). Come possono accordarsi fra loro l’indeterminismo del micro-universo con il determinismo del macro-universo? In altri termini, come si possono unire in una unica teoria la meccanica quantistica e la teoria della relatività di Einstein? Semmai si arrivasse ad accordarle, nascerebbe una grandiosa e definitiva “teoria del tutto”. Sebbene siano cresciute nel tempo e vengano continuamente perfezionate, le possibili “teorie del tutto” finora proposte (la teoria delle stringhe, la teoria del multiverso) sono molto lontane dall’apparire convincenti.

Sebbene si stia rivelando più difficile del previsto, siamo tutti propensi a credere che prima o poi la “teoria del tutto” si troverà. Infatti tutti, almeno qui in Occidente, siamo influenzati dalla cultura razionalista di matrice illuminista, secondo cui la mente umana ha la capacità di conoscere letteralmente “tutto”, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, e di “tradurlo” in una sola formula matematica. Il pensiero umano, in sostanza, rispecchierebbe perfettamente la realtà: «Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale» (Hegel).
Ma quanto più la conoscenza scientifica avanza, tanto più diventavano evidenti i limiti della mente umana. In primo luogo, si è scoperto abbastanza in fretta che ciò che è “razionale” non è per forza anche “reale”: in altri termini una teoria perfetta nel pensiero non è necessariamente perfetta anche nella realtà. Ad esempio, Paul Dirac (fra i padri fondatori della fisica quantistica) affermava: «È più importante arrivare a equazioni belle che ottenere da esse la riproduzione di osservazioni sperimentali». Secondo la visione di Dirac, interamente fondata su eleganti formule matematiche, ogni particella elementare ha un complementare: un’antiparticella. In seguito, furono trovate per via sperimentale numerose antiparticelle. Ma nel 1937 Ettore Majorana suggerì che potesse esistere anche una particella capace di essere l’antiparticella di se stessa. Ed anche questa fu trovata: il neutrino. Evidentemente, nella natura sono presenti anche irregolarità, asimmetrie e complessità caotiche che non possono essere previste da equazioni troppo perfette. Inoltre, il teorema di incompletezza, dimostrato dal matematico Kurt Gödel nel 1931, ci induce a credere che il sogno razionalista di spiegare tutta la realtà con una sola teoria non può realizzarsi per definizione. La cosa più probabile è che verranno via via elaborate teorie sempre più perfette, sempre più vicine alla “teoria del tutto”, ma la “teoria del tutto” in sé stessa resterà inaccessibile alla mente umana. Infatti, solo Dio può conoscere tutto.

La “teoria del tutto” appare dunque come una meta che, quanto più viene avvicinata, tanto più si allontana nel futuro. Da questo punto di vista, questa teoria ha molto in comune con l’utopia sociale partorita dal marxismo, che non è se non un razionalismo estremo. La “teoria del tutto” sembra essere davvero una utopia scientifica, sorella delle utopie sociali. Si può supporre che, come non potrà mai esistere la società perfetta, così non potrà mai esistere la teoria perfetta. La prima non potrà mai esistere perché l’uomo è peccatore, la seconda non potrà mai esistere perché l’intelligenza umana non è onnipotente.
Da quando è diventato chiaro che razionale non coincide con reale, l’irrazionalismo ha cominciato a sedurre molti cuori. Nel campo della biologia ha cominciato ad affermarsi una visione che nega che l’universo e la vita stessa abbiano una struttura razionale: il darwinismo e specialmente il neo-darwinista dello zoologo Richard Dawkins. Che cosa afferma, in sostanza, la teoria di Darwin? Che la vita umana sarebbe frutto del caso accoppiato alla “selezione naturale”. Ebbene, i neo-darwinisti non fanno altro che esasperare la teoria di Darwin, facendo del “caso” una specie di divinità materiale. Il bello è che i neodarwinisti, oltre a fare i biologi, fanno anche i filosofi. Si potrebbero citare molti brani tratti dai testi del paleontologo Stephen Jayay Gould e da quelli del biologo Edoardo Boncinelli in cui, invece che di biologia, si parla del senso anzi del non-senso della vita. Infatti, sembrano davvero godere a fare apparire la vita umana come un gioco insensato, privo di ogni fine che non sia la mera “riproduzione della specie”. Leggendo questi testi, si capisce immediatamente che il neodarwinismo è l’anticamera del nichilismo filosofico.
A questo punto, dobbiamo chiederci: perché, una volta tramontato il sogno razionalista della conoscenza totale, si sono affermate visioni almeno in parte irrazionaliste? Perché, in altri termini, la cultura dominante è passata da un estremo all’altro (dal razionalismo all’irrazionalismo) senza cercare il “giusto mezzo”? La risposta è che il “giusto mezzo” dà molto fastidio: costringe a pensare a Dio. Per andare subito al sodo, la cultura dominante in Occidente è atea anzi anti-teista.

Ebbene, per negare l’esistenza di Dio, l’anti-teista può ammettere solo due alternative: che l’universo sia totalmente razionale e conoscibile oppure che sia totalmente irrazionale e inconoscibile. Se infatti può credere che la realtà sia completamente “razionale” e quindi completamente conoscibile, se in altri termini può credere che ciò che è reale è razionale e viceversa, allora l’uomo può anche sentirsi una specie di dio (e infatti proprio Hegel finiva per identificare un astratto “Spirito assoluto” con il pensiero umano). Se in alternativa crede che la realtà sia totalmente inconoscibile e irrazionale, allora l’uomo può permettersi il lusso di ignorare Dio, fino a negarne l’esistenza, facendo di sé stesso, se non il dio dell’universo, almeno il dio di sé stesso: “Siccome la realtà non ha senso, allora il senso per la mia vita me lo invento io da solo secondo i miei gusti”. Quello che l’anti-teista non può ammettere, è che l’universo sia solo parzialmente razionale e conoscibile. Se infatti riconosce che realtà gli sta davanti è un oggetto pieno di razionalità ma anche pieno di mistero, allora l’uomo fatica a negare l’esistenza di Dio, che è sia ragione infinita sia mistero infinito. Nello specifico, il fatto che l’universo sia regolato da leggi razionali è una prova indiretta dell’esistenza di un divino Legislatore (un Creatore razionale che dà all’uomo una ragione capace di comprendere il creato). Contemporaneamente, il fatto che all’interno dell’universo stesso esistano infiniti misteri che la mente umana non potrà mai scandagliare fino in fondo, prova che la Ragione del Legislatore è infinitamente superiore alla ragione dell’uomo, che in altri termini il Legislatore stesso è un Mistero infinito.

E a quanto pare, oggi la scienza esclude che l’universo sia totalmente razionale ma esclude anche che sia totalmente irrazionale. Tutti possiamo renderci conto del fatto che l’universo non è né completamente conoscibile né completamente inconoscibile. Se fosse completamente conoscibile, avremmo trovato da un pezzo la teoria del tutto; se viceversa fosse completamente inconoscibile, noi non ci accorgeremmo né del fatto che l’universo esiste né del fatto che è inconoscibile. Come ci accorgiamo del buio perché conosciamo la luce, così riconosciamo che non sappiamo nulla o quasi del 95,1% dell’universo proprio perché invece ne conosciamo il 4,9%.

Nata dalla fede cristiana, la scienza si era gradualmente separata da sua madre, fino a staccarsene completamente e a servire l’idolo dell’anti-teismo. Ma quanto più progredisce, tanto più la scienza, quasi contro voglia, si riavvicina a sua madre. Prima o poi finirà per tornare nuovamente da lei, come il figliol prodigo tornava dal padre.

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