Nel cosiddetto Rinascimento (XVI secolo), la cultura occidentale ha allontanato Dio in un cielo lontano. In epoca illuminista (XVIII secolo), la cultura occidentale ha messo la ragione dell’uomo al posto di Dio. In epoca positivista (XIX secolo) la cultura occidentale ha messo la Scienza al posto di Dio.

E infatti, nel XIX secolo era opinione comune che la Scienza, venerata quasi come una dea, avrebbe potuto conoscere letteralmente “tutto” entro pochi decenni e che di conseguenza la tecnologia, che di scienza si nutre, avrebbe potuto costruire un terreno paradiso per l’uomo. Nasceva il culto quasi religioso del “progresso”, inteso come sostituto ateistico della salvezza eterna.
Ma il sogno delle “sorti magnifiche e progressive” (come lo chiamava Giacomo Leopardi) si scontrò presto contro il muro della realtà. Quante più scoperte facevano, tanto più gli scienziati si rendevano conto che c’era sempre più da scoprire. Quanto più la scienza si avvicinava al “tutto”, tanto più il “tutto” si allontanava. Apparse quasi un secolo fa, la teoria della relatività e la meccanica quantistica hanno posto problemi enormi, che ancora non si è riusciti a risolvere. In sintesi, sia l’una che l’altra sono solidamente e definitivamente confermate da dati sperimentali e tuttavia non si riesce ad accordarle fra loro. Secondo la relatività generale, il macro-universo che ci circonda è fondamentalmente deterministico (ossia fondato su solide relazioni fra cause ed effetti) mentre il micro-universo che si cela in ogni pezzetto di materia appare fondamentalmente indeterministico (ossia regolato da qualcosa che assomiglia al “caso”). Insomma, non si è ancora riusciti ad unire la relatività generale e la meccanica quantistica in una unica “teoria del tutto” (per i motivi detti in “Teoria del tutto? No, la scienza indica molto di più”) e probabilmente non ci si riuscirà mai, per la semplice ragione che la conoscenza del “tutto” è riservata a Dio.

Dal momento che non riescono a trovare questa sintesi fra la relatività generale e la meccanica quantistica, molti sono tentati di pensare che solo una delle due debba essere “vera” e che l’altra, di conseguenza, debba essere falsa. Siccome il problema da risolvere è troppo difficile, allora si è tentati di eliminare una parte del problema. Siccome, in altri termini, la strada principale verso la conoscenza del tutto appare quasi completamente sbarrata, allora si è tentati di prendere “scorciatoie” teoriche che tuttavia non portano da nessuna parte. Infatti, censurare parte del problema non significa risolverlo: significa illudersi di risolverlo. Ma perché si elimina parte del problema, perché si prendono quelle scorciatoie, se non ancora perché non ci si vuole arrendere all’evidenza del fatto che la nostra mente non può sapere “tutto”, ovvero che in altri termini noi non siamo Dio?
Dunque il “problema” mai risolto dell’incompatibilità (apparente) fra relatività generale e meccanica quantistica può apparire addirittura come una delle tante prove indirette dell’esistenza di Dio. Purtroppo molti cattolici non lo capiscono e. non capendolo, anche loro cercano di eliminare parte del “problema”: nello specifico, si accaniscono contro la meccanica quantistica. Consultando i loro siti, si scopre che per i cattolici tradizionalisti ridimensionare o addirittura negare la validità della meccanica quantistica è ormai una questione di vita o di morte, quasi che il comportamento imprevedibile delle particelle elementari mettesse a repentaglio la tenuta della fede.

Il “caso” spaventa i tradizionalisti, in primo luogo perché i neodarwinisti, tutti atei militanti, finiscono per mettere il caso al posto di Dio, in secondo luogo perché dal loro punto di vista Dio, in quanto è onnipotente, deve per forza determinare e controllare tutto in maniera assoluta. Essi si appellano all’autorità di Albert Einstein, che per lungo tempo si rifiutò di riconoscere la validità delle scoperte di Max Plank e degli altri teorici della meccanica quantistica. Commentando il “principio di indeterminazione” di Werner Heisemberg, il padre della teoria della relatività diceva: «Dio non gioca a dadi». (…)
Ma il caso non si oppone all’onnipotenza divina? Per capire questo punto, bisogna considerare la distinzione fondamentale, introdotta dalla scolastica medievale, fra Causa Prima non Causata e cause seconde. Dio (Causa Prima non Causata) pone all’interno dell’universo una serie di forze (cause seconde) e le lascia agire in base a leggi da Lui stesso stabilite (le leggi della fisica) senza intervenire in maniera diretta. Ad esempio, se un bicchiere di vetro cade e si rompe, non è Dio che ne ha guidato direttamente la caduta e la rottura. Il bicchiere è trascinato a terra dalla forza di gravità e si rompe quando tocca il suolo a causa della struttura molecolare propria del vetro. Tuttavia, sia la forza di gravità sia la particolare struttura molecolare del vetro sono stati stabiliti da Dio. Quindi Dio provoca la caduta e la rottura del bicchiere non in maniera diretta (non dirige direttamente la caduta) ma in maniera indiretta (ha stabilito le leggi che ne rendono possibile la caduta e la rottura).

Nulla vieta di pensare che fra le cause seconde progettate da Dio possa esserci anche il caso: una forza che non solo non è determinata direttamente da Dio (come non lo è nessuna delle cause seconde) ma non subisce neppure l’influsso delle altre forze. (…)
D’altra parte, Egli permette l’esistenza di una “forza” molto più incontrollabile: la libertà umana. Se il caso può essere dal Lui controllato solo in maniera indiretta, invece la libertà umana sfugge completamente al Suo controllo per Sua stessa volontà. Nulla di ciò che esiste al di fuori del cuore dell’uomo può determinarne le scelte: non le forze della natura, non i condizionamenti sociali e infine neppure Dio stesso.
Dunque il determinismo materialistico porta alla negazione della libertà umana. Ma attenzione: anche il determinismo “divino” porta lì. Se concepiamo l’universo come una macchina ad alta precisione, i cui ingranaggi sono tante cause materiali perfettamente incastrate fra loro, poco cambia per noi se tale “macchina” si muove da sola (come un orologio che non ha bisogno dell’orologiaio) oppure se è mossa dalla Causa Prima non Causata (come un orologiaio che non si limita a fabbricare e caricare l’orologio ma lo muove ogni istante). In altri termini, che l’universo sia interamente determinato da cause materiali oppure che sia interamente determinato dalla volontà di Dio il risultato è lo stesso: non saremmo liberi. A questo proposito, le argomentazioni dell’ateo Jean-Paul Sartre hanno una loro indubitabile validità. Egli argomentava più o meno: se Dio esistesse, determinerebbe ogni cosa e quindi l’uomo non sarebbe libero. Sartre concludeva che l’esistenza della libertà è una prova dell’inesistenza di Dio: dal momento che l’uomo è indubitabilmente libero Dio non può esistere. Le sue conclusioni sono coerenti con le premesse del suo discorso ma sono sbagliate in quanto le premesse stesse del suo discorso sono sbagliate. Infatti, non è vero che Dio, se esiste, deve per forza determinare interamente ogni cosa. I cattolici spaventati dal caso e dal comportamento imprevedibile delle particelle elementari ci riflettano bene. Dio c’è e la libertà c’è. Perché Dio ogni tanto gioca a dadi.

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