Secondo la “World Watch List 2018” (l’elenco dei paesi in cui è più pericoloso vivere la fede in Gesù), laddove i cristiani sono più perseguitati, la Chiesa non si limita a sopravvivere, ma è straordinariamente attiva e vitale. Ecco, numeri alla mano, l’evidenza di questo paradosso, che ha molto da dire al nostro cristianesimo annacquato dalla secolarizzazione.

Quanti cristiani in Italia si sono accostati al sacramento della confessione nei giorni precedenti la Pasqua? In molte parrocchie i tempi d’attesa dei fedeli sono stati assai brevi benché a confessare fosse un solo sacerdote in orari limitati. Quanti hanno partecipato alle celebrazioni del Triduo pasquale? Di chiese gremite, con tanti fedeli in piedi e persino costretti a seguire la messa dal sagrato, ormai se ne vedono di rado, salvo che si svolga il funerale di noti personaggi dello spettacolo o dello sport. E quanti nel periodo della Quaresima hanno rinunciato a qualcosa, pregato più intensamente, praticato la carità con più impegno?

Si trova più devozione dove i cristiani sono perseguitati, o lo sono stati a lungo, dove sono una minoranza a cui è concesso di praticare la fede con limiti rigorosi, dove chi va a messa lo fa a rischio della vita.

Il Vicariato dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman) ne è un esempio. Ai cristiani, una minoranza di poco più di un milione di persone, tutte immigrate per lavoro da decine di paesi, è consentito il culto, ma soltanto in chiesa. La loro devozione, dice il Vicario apostolico monsignor Paul Hinder, è tale da colpire i cristiani provenienti dall’Europa: “Incontrata questa realtà, raccontano che rappresenta una medicina antidepressiva e che è fonte di vigore e di calore”. I fedeli frequentano le chiese anche nei giorni feriali per la messa, la recita del rosario, l’adorazione eucaristica. Nelle otto parrocchie dei soli Emirati nel corso dell’anno circa 150.000 fedeli assistono alla messa dal venerdì mattina (giorno festivo per i musulmani) alla domenica sera. A Pasqua e a Natale sono quasi mezzo milione e sono assidui anche all’adorazione eucaristica che, eccezionalmente, si prolunga per tutta la notte (negli altri giorni le chiese, per motivi di sicurezza, devono restare chiuse dalle 22.00 alle 5.30 del mattino). La media delle cresime è di 3.000 all’anno, mille nella sola parrocchia di St Mary a Dubai. In tutto il Vicariato nei fine settimana sono circa 30.000 i bambini e i ragazzi che frequentano il catechismo assistiti da 1.400 catechisti, quasi tutti volontari laici formati con appositi corsi.

Il livello di formazione è buono – spiega monsignor Hinder – la maggioranza dei nostri bambini conosce le verità di fede molto meglio di quelli europei. Sono molto più socializzati nella Chiesa di quanto avvenga in Europa: in famiglia si prega, il venerdì vengono a Messa. Indiani e filippini sono molto impegnati a trasmettere la fede ai figli. A volte tocca a me, che sono il vescovo, moderarli, e dirgli che una famiglia non è un monastero di contemplativi, che non devono esagerare altrimenti un giorno ci sarà una reazione da parte dei figli. Ogni giorno molte famiglie pregano insieme il Rosario. Il fatto di essere esposti a un ambiente che non è cristiano li spinge a uno sforzo maggiore verso la loro fede”.

Anche in Europa non dappertutto la secolarizzazione svuota le chiese. In Polonia a Pasqua molti cristiani, benché non praticanti, partecipano alle cerimonie religiose e seguono le usanze tradizionali. La Conferenza episcopale, sulla base di una indagine svolta dall’istituto Cbos, stima che oltre 25 milioni di polacchi, più del 67% della popolazione, si siano accostati quest’anno al sacramento della confessione, anche grazie all’iniziativa “Notte al confessionale” che nel periodo quaresimale ha aperto le chiese di notte per chi non aveva tempo di recarvisi di giorno. Secondo i dati raccolti dai ricercatori del Cbos, il Venerdì santo l’85% dei polacchi si astengono dal mangiare carne. Durante la Quaresima almeno metà rinunciano a qualcosa, fanno un “fioretto”: ad esempio, evitano di guardare la televisione, andare al cinema o a ballare, ascoltare musica. Elevata è anche l’affluenza al tradizionale rito della benedizione dei cibi effettuato nelle chiese il Sabato santo. Commentando i dati, don Pawel Rytel Andrianik, portavoce dei vescovi polacchi, ha spiegato come la Chiesa polacca faccia di tutto “affinché a nessuno sia preclusa la possibilità di riconciliarsi con Dio”. In Polonia la Pasqua è vissuta e celebrata in modo diverso a seconda della Chiesa d’appartenenza: cattolica romana, greco-cattolica, armena, bizantina…). Lunedì 2 aprile, per i cattolici romani il Lunedì dell’Angelo, le diocesi polacche di rito bizantino iniziano i riti della Settimana santa che terminerà domenica 8 aprile. La Chiesa greco-cattolica fa precedere la Pasqua da sette settimane di penitenza, ma non prevede il rito delle Ceneri.

Nel 2017 215 milioni di cristiani, uno ogni 12, hanno subito gravi forme di persecuzione. 3.066 sono stati uccisi, 1.257 sono stati rapiti, 1.020 hanno subito violenze o molestie sessuali. 793 chiese sono state attaccate, danneggiate o distrutte. Tuttavia “la Chiesa perseguitata non si limita a sopravvivere, ma è attiva e vitale. Nei 50 paesi in cui i cristiani sono più perseguitati, e in molti altri, i cristiani osano testimoniare il Regno di Dio dimostrando la Sua capacità di cambiare la realtà”. Queste parole concludono la presentazione della “World Watch List 2018”, l’elenco dei 50 paesi “in cui seguire Gesù è più pericoloso” pubblicata da Open Doors a gennaio. Il Pakistan vi compare quinto ed è uno degli 11 stati in cui la persecuzione è tale da essere definita estrema.

Per i cristiani pakistani la preparazione alla Pasqua ha comportato anche l’adozione di misure di sicurezza straordinarie. Per ridurre il rischio di attentati, che aumenta a Natale e a Pasqua, è stato vietato l’ingresso in chiesa senza documenti di identità, è stato proibito l’uso di smartphone e social media nei locali delle chiese, sono state annunciate sanzioni per i parrocchiani che portassero a messa persone non cristiane. Inoltre sono state organizzate squadre di volontari armati e delle unità di polizia di élite sono state incaricate di effettuare regolari sopralluoghi nei pressi delle chiese. Il clima di tensione non ha impedito tuttavia ai fedeli di aderire alle iniziative che le 129 parrocchie del paese organizzano ogni anno durante la Quaresima: seminari, letture quotidiane, incontri, esercizi spirituali per ricordare il significato dei 40 giorni di penitenza. Non li ha dissuasi neanche dal dedicarsi con accresciuta solerzia, come è consuetudine in questo periodo, a opere caritatevoli in favore di poveri, ammalati e carcerati. All’inizio della Quaresima molte parrocchie allestiscono attorno a un albero all’esterno della chiesa dei punti di raccolta. I fedeli vi depositano sacchetti contenenti generi alimentari e buste con offerte in denaro. L’iniziativa è nota come la “tradizione dell’albero”. Con il ricavato le parrocchie sono in grado di offrire cibo alle famiglie povere e alle vedove durante la settimana santa.

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