Si può ancora parlare di alternativa tra Destra e Sinistra o l’una vale l’altra? Non sembra aver dubbi il M5S, disposto a governare con entrambe. In realtà la differenza c’è ed è radicale, ma – provoca pepatamente Magni – in Italia non l’abbiamo mai vista.

La vasca da bagno è di destra, la doccia è di sinistra. Lo cantava Giorgio Gaber, oggi è forse l’unica cosa chiara che rimane nella distinzione fra destra e sinistra in politica. Perché la confusione regna sovrana, se insistiamo a usare le categorie impiegate in tutto il Novecento.

L’ultimo chiodo nella bara della vecchia geografia politica è la consultazione per formare il governo. Il Movimento 5 Stelle, che per gli elettori di sinistra è “fascista” e per quelli di destra è “comunista”, ha negoziato per la formazione di un esecutivo comune prima con la Lega (dunque un partito di destra) e poi con il Pd (sinistra moderata). E il bello è che ha rotto con la Lega sul programma politico, ma non su quello economico. Anzi, il programma economico era ciò che più accomunava un partito come il M5S, votato dai delusi del Pd, e quello di un partito collocato all’estrema destra dell’arco costituzionale italiano. Eppure ci hanno insegnato, fin da scuola, che la destra è per la libertà di mercato e la sinistra è per lo statalismo. Strano. Anche da un punto di vista ideologico, Matteo Salvini viene descritto come il leader più a destra mai entrato al Quirinale per discutere la formazione di un governo. Eppure, basta scavare di qualche anno nel suo passato per trovarlo alla testa del movimento dei Comunisti Padani. Avete letto bene: Comunisti. In compenso, le trattative del M5S con il Pd, erede del vecchio Partito Comunista Italiano, non stanno andando a buon fine. Perché il programma economico del Pd, in cui la metà dei membri erano tesserati al vecchio Pci, è (udite udite) troppo di destra. Dunque: troppo favorevole al libero mercato. In particolar modo, il Pd non vuole abolire la riforma delle pensioni del governo Monti, contestata dai comunisti duri e puri, dal M5S e soprattutto dalla Lega.

Il socialismo si è diviso in 3 parti: comunismo, riformismo e fascismo

Per dare un senso alla politica di oggi occorre, purtroppo, seguire il filo dei partiti politici italiani fin dai primi anni 20, quando si sono formati. Prima degli anni ’20 c’era un gruppo di potere liberale, egemone fin dal 1861, un’opposizione socialista, una cattolica (popolare) e una repubblicana, visto che l’Italia era una monarchia. Così è stato per mezzo secolo. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il socialismo italiano si è diviso in tre. La prima, il Partito Comunista, voleva prendere il potere nel nome dei proletari e fare come in Russia: nazionalizzazioni, collettivizzazioni, abolizione della proprietà privata, liquidazione della borghesia. Tutto nelle mani dello Stato, tutto lo Stato nelle mani del Partito (unico). La seconda voleva fare le riforme per il proletariato: un programma simile, ma da realizzare con metodi pacifici e chiedendo il voto alla maggioranza. La terza componente ha rinunciato alla rivoluzione internazionale per realizzare il socialismo su scala nazionale. Quest’ultima componente del socialismo, in lotta con le altre due, si è data il nome di “fascismo”. Dopo la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, il fascismo è stato vietato. Del fascismo, che ha governato con una dittatura per un ventennio, è però rimasto molto: il suo sistema economico, buona parte della classe intellettuale (anche se pentita o riciclata in altre ideologie), la sua burocrazia, la classe imprenditoriale della grande impresa e tutti coloro che gestiscono la politica estera, sia funzionari che diplomatici. Il fascismo, dunque, è scomparso di nome, ma non di fatto. L’insieme delle idee e delle politiche lasciate dal fascismo ha preso poi il nome di “destra sociale”: nazionalista negli intenti, conservatrice nei valori (anche se non sempre) e socialista massimalista nel programma economico. La prima componente invece, il comunismo, si è ingrandita fino a includere un terzo dell’elettorato. Non è riuscito a prendere il potere, ma a prevalere sui socialisti riformisti, che sono rimasti sempre molto minoritari in tutta la storia repubblicana. La seconda componente, quella popolare, dunque cattolica, ha perso buona parte delle sue caratteristiche. E’ rimasta condizionata sempre più, a sinistra, dall’economia socialista, fino a diventare di fatto la componente cattolica del socialismo.

In Italia è sempre stata governata da partiti di ispirazione socialista

L’unica alternativa rimasta al sistema socialista, quella liberale, è stata emarginata. Importante quanto si vuole negli anni ’40 e ‘50, quando anche i liberali (Luigi Einaudi, prima di tutto) contribuirono a fare le scelte fondamentali per l’Italia, schierandola con la Nato e facendola aderire al progetto di integrazione europea. Ma dagli anni ’60 in poi hanno contato sempre meno. Se per “sinistra” intendiamo coerentemente il socialismo, l’Italia fino al 1993 è stata sempre governata da partiti di sinistra. Non ha mai avuto una destra. Nessuna destra, nemmeno il Msi (Movimento Sociale Italiano), che si collocava all’estrema destra, si è mai distinta dal socialismo. Dopo il 1994 era solo apparentemente nata una destra, con la discesa in campo di Berlusconi, uomo nuovo proveniente dal mondo dell’imprenditoria che prometteva una “rivoluzione liberale”. Tuttavia, quando Berlusconi ha dovuto governare, dotandosi di una squadra di parlamentari e ministri capaci di muoversi nelle istituzioni, ha dovuto far ricorso a politici provenienti soprattutto dal mondo dei partiti di centro e della sinistra moderata. Dunque democristiani e socialisti riformisti. Dunque, fuor di etichette provvisorie: socialisti cattolici e socialisti laici. E per governare si è alleato con partiti di destra sociale, sia localisti (Lega Nord), che nazionalisti (Msi, poi An, adesso Fratelli d’Italia). I liberali, anche dentro al Polo, poi Casa, poi Popolo della Libertà, sono rimasti sempre mosche bianche. E quindi la storia degli ultimi vent’anni può, onestamente, essere letta come tutto il resto della storia repubblicana: un’alternanza fra governi socialisti di varie tendenze. A volte le politiche economiche dei governi di centrodestra, con il ministero dell’Economia nelle mani di Giulio Tremonti (socialista), sono state più coerentemente di sinistra di quelle dei governi di centrosinistra. In un ventennio, nonostante tutti gli artifici retorici usati dalle due parti, non si è mai presentata alcuna seria alternativa al socialismo.

Alla vigilia del prossimo ciclo politico, lo scenario è rimasto sostanzialmente identico. Solo che, a furia di perdere, almeno dalla caduta del Muro di Berlino in poi, i vecchi socialisti massimalisti dell’ex Pci, hanno gradualmente capito che occorre accettare anche alcuni elementi di liberalismo nel proprio programma economico. Magari a malincuore, magari senza crederci, ma solo per poter continuare a “contare in Europa”, hanno accettato qualcosa di liberale. Ma appena possono, tornano al loro programma socialista massimalista, perché è quella la loro origine e tuttora è la loro vera aspirazione. I socialisti delusi da questo annacquamento di un programma massimalista, invece, si buttano sul voto al Movimento 5 Stelle, che oggi si colloca all’estrema sinistra, con il suo programma ideologico ecologista. Sì perché la nuova condanna radicale al sistema capitalista viene più dai verdi (nel nome della madre terra) che non dai rossi (nel nome di un proletariato che non c’è più). E a destra? Una volta che sono stati bocciati dall’elettorato i socialisti riformisti più moderati, come Tremonti, Brunetta e lo stesso Berlusconi, prevalgono i socialisti più estremisti, quelli della destra sociale, come Matteo Salvini a capo della rinnovata Lega (non più Nord, perché passata dalla destra sociale localista a quella nazionalista). Che, proprio perché sono sempre stati lontani dal governo, credono ancora di poter attuare un programma economico socialista massimalista, molto più puro rispetto a quello annacquato e ravveduto del centrosinistra dei giorni nostri.

In uno scenario in cui tutti i partiti sono stampati nella stessa matrice ideologica, storica ed economica, possiamo capire lo scambio delle parti o le trattative a 360 gradi di partiti come il Movimento 5 Stelle, indifferentemente con “destra” e “sinistra”. Sono tutti fatti della stessa pasta. Di cosa ci meravigliamo? Ci hanno finora presentato delle false alternative, delle false etichette. In realtà abbiamo a che fare con un immenso Partito Socialista Italiano spalmato su tutto l’emiciclo. Il resto è puro gioco delle parti, mero scontro fra correnti. Semmai avremmo bisogno di una vera alternativa, che però non c’è. Non esiste più un’alternativa conservatrice cattolica. Non esiste più un’alternativa liberale. Non dalla scorsa legislatura, ma da quasi un secolo.

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