Che cosa portò, secondo Chesterton, la civilizzata e ricca Cartagine a sacrificare centinaia e centinaia di bambini sull’altare di Moloch? Una sorta di ‘benessere disperato’ per cui le cose morte sono più forti della vita. Ricorda qualcosa?                                           

C’è un brano, nelle prime pagine de “L’uomo eterno” di Chesterton, dove l’autore parla dello scontro tra Cartagine – la Città Nuova, all’avanguardia, forte nei commerci – e Roma.

«C’era una tendenza in coloro che erano affamati di risultati pratici, separati dai risultati poetici, ad invocare spiriti di terrore e costrizione; a far muovere Acheronte disperando di poter piegare gli Dei. C’è sempre una sorta di oscura idea che questi poteri più tenebrosi faranno davvero qualcosa, senza perdersi in chiacchiere.

Nella psicologia interna delle genti puniche questa strana sorta di praticità pessimistica era cresciuta ad enormi proporzioni. Nella Città Nuova, che i Romani chiamavano Cartagine, come nelle città madri della Fenicia, il dio che mandava avanti tutto portava il nome di Moloch, che era forse la stessa cosa di quell’altra divinità che conosciamo come Baal, il Signore. I Romani all’inizio non sapevano come chiamarlo o cosa farne di lui; dovettero andare indietro al più grossolano mito di origine greca o romana e paragonarlo a Saturno che divora i suoi figli.
Ma gli adoratori di Moloch non erano grossolani o primitivi. Erano membri di una civiltà matura e raffinata, abbondante in raffinatezze e lussi; erano probabilmente molto più civilizzati dei romani. E Moloch non era un mito; o in ogni caso il suo pasto non era un mito. Quelle persone altamente civilizzate si riunivano per invocare le benedizioni celesti sul loro impero gettando centinaia dei loro bambini in una grossa fornace. Possiamo solo comprendere la combinazione immaginando un gran numero di commercianti di Manchester con cappelli a cilindro con baffoni e basette che vanno in chiesa ogni domenica alle undici a vedere un bambino arrostito vivo. (…)

Perché gli uomini si trastullano con questa strana idea che ciò che è sordido deve sempre rovesciare ciò che è magnanimo; che ci sia qualche oscura connessione tra cervello e brutalità, o che non importa se un uomo è ottuso purché sia anche spregevole? Perché pensano vagamente che tutta la cavalleria sia sentimento e tutto il sentimento debolezza? Lo fanno perché sono, come tutti gli uomini, ispirati primariamente dalla religione.

Per loro, come per tutti gli uomini, il primo fatto è la loro nozione della natura delle cose; la loro idea circa il mondo in cui vivono. Ed è la loro fede che la sola cosa definitiva sia la paura e quindi che il cuore stesso del mondo sia malvagio. Credono che la morte sia più forte della vita, e quindi le cose morte debbano essere più forti delle cose viventi; sia che queste cose morte siano oro e ferro e macchine o rocce e fiumi e forze della natura.

Può sembrare ridicolo dire che uomini che incontriamo nelle sale da tè o con cui parliamo alle feste in giardino siano degli adoratori segreti di Baal o Moloch. Ma questa sorta di mente commerciale ha la sua visione cosmica ed è la visione di Cartagine. Ha in essa l’errore brutale e grossolano che fu la rovina di Cartagine. Il potere punico cadde perché c’è in questo materialismo una folle indifferenza al reale pensiero. Con il non credere all’anima, ha cessato di credere nella mente. Essendo troppo pratica per essere morale, essa nega ciò che ogni pratico soldato chiama la morale di un esercito. Si trastulla con l’idea che il denaro combatterà dove gli uomini non combattono più.

Fu così con questi principi mercanti Punici. La loro religione era una religione di disperazione, anche quando le loro fortune pratiche erano speranzose.
Come potevano comprendere che i Romani potevano sperare anche quando le loro fortune erano senza speranza? La loro religione era una religione di forza e paura; come potevano comprendere che gli uomini possono ancora disprezzare la paura anche quando si sottomettono alla forza? La loro filosofia del mondo era stanca nel suo stesso cuore; su tutto erano stanchi di guerreggiare; come potevano comprendere quelli che continuano a condurre una guerra anche quando sono stanchi di essa?

In una parola, come potevano comprendere la mente dell’Uomo, loro che si erano così a lungo piegati davanti a cose senza una mente, denaro e forza bruta e dei che avevano i cuori delle bestie? (…) Davanti alle stesse porte della città dorata Annibale combatté la sua ultima battaglia e perse; e Cartagine cadde come niente era caduto dal tempo di Satana. Il nome della Città Nuova rimane solo come un nome. Non c‘è pietra di essa rimasta sopra la sabbia. Un’altra guerra fu indubbiamente intrapresa prima della distruzione finale; ma la distruzione fu finale.

Solo uomini che scavavano in profondità le sue fondamenta secoli dopo trovarono un mucchio di centinaia di piccoli scheletri, le sante reliquie di quella religione. Perché Cartagine cadde perché era stata fedele alla sua stessa filosofia e aveva seguito alla sua logica conclusione la sua stessa visione dell’universo.

Moloch ha divorato i suoi figli».

***

Ma Moloch è un dio che non muore facilmente. Causa la distruzione delle civiltà in cui dimora, come il verme del frutto, ma cadute quelle trova sempre nuovi seguaci, nuove civiltà da divorare dall’interno. Si è ammodernato, ha cambiato nome ma non le sue abitudini alimentari.

I fenici moderni sacrificano i loro bambini, e i Ioro vecchi, e i loro scemi del villaggio, e i loro malati a una divinità identica a quella antica, e non se ne rendono conto. Bisogna farlo, ce lo chiede la modernità, come direbbero Annibale e i re di Sparta.

Gli antichi spartani pensavano che eliminando i deboli sarebbero riusciti ad avere più forza per meglio difendere la loro città; i nuovi spartani pensano che eliminando i deboli riusciranno a fare a meno della forza. Potranno permettersi di diventare più deboli ancora, ancora più molli. Tanto Roma è quasi distrutta.

Dimostrano la loro pietà con l’essere senza pietà, asserendo che il migliore interesse delle loro vittime è morire senza ribellarsi, anzi, contenti, come i piccoli sacrifici inca dal cuore strappato o lasciati morire di fame e freddo sulle Ande; come i bambini arrostiti nei tophet fenici, piccoli Ifigenie e vedette lombarde per il bene della loro nazione; e dei loro governanti.

Sparta, come Cartagine, come l’impero Inca non sono più. Chesterton è stato preciso nel delinearne le cause della caduta. Credete che questa nostra città che adora il loro stesso dio possa salvarsi?

Cartagine sarà distrutta ancora.

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