Il motivo del successo del Movimento 5 Stelle? Un elettore su tre dirà con certezza: reddito di cittadinanza. Gli altri due elettori su tre, non avranno votato il M5S nelle ultime elezioni. Solo pochissimi hanno votato il movimento guidato da Di Maio e fondato da Beppe Grillo per altri motivi, fra cui la voglia di far piazza pulita della vecchia classe dirigente è sicuramente il più diffuso e convincente. Ma dunque il Movimento 5 Stelle si fonda sul programma del reddito di cittadinanza? Fino a un certo punto. E già l’aspirante premier Di Maio (quando questo articolo va online il governo non è ancora formato, né si può prevedere quali partiti lo costituiranno) sta facendo marcia indietro, gettando acqua sul fuoco e rassicurando tutti gli osservatori più attenti ai conti pubblici che si dovranno attendere “anni” prima della sua introduzione. Ma allora su cosa si fonda realmente il Movimento 5 Stelle? Ha raccolto voti promettendo il reddito di cittadinanza e la rottamazione della vecchia classe politica, con toni tipici del giustizialismo italiano. Ma la reale ideologia del partito, nonché il suo principale obiettivo è l’ecologismo. Pur in modo inconsapevole, un terzo dei votanti ha eletto il primo partito ecologista di massa della nostra storia repubblicana. Un qualcosa che gli italiani hanno sempre rifiutato apertamente, relegando i partiti Verdi a percentuali meno che marginali.

Da questo punto di vista, il Movimento 5 Stelle ha usato un metodo simile a quello dei partiti totalitari del Novecento: lanciare uno slogan che c’entra poco o nulla con il proprio obiettivo, che, per lo meno, rappresenta solo una minima parte del programma. Anche i Bolscevichi in Russia, prima e dopo il golpe che li portò al potere, promisero alle masse pane, pace e terra. In realtà i russi capirono ben presto che di pane ce ne sarebbe stato meno che ai tempi dello zar (e due carestie in dieci anni lo dimostrarono), di pace non ce ne sarebbe stata più e che la terra, invece che distribuirla ai contadini, il nuovo regime l’avrebbe presa tutta per sé, nazionalizzandola. Al Partito Bolscevico, infatti, non interessavano tanto “pane, pace e terra”, ma la dittatura del proletariato, attraverso la quale realizzare, anche imponendola, la nuova società comunista e la costruzione dell’uomo nuovo.

Questo è un esempio certamente drammatico, non applicabile all’Italia di oggi (almeno per ora), ma rende l’idea di come gli slogan possano sviare l’attenzione da un programma reale, che pure è scritto e pubblicato, in italiano, leggibile da chiunque. L’obiettivo reale del Movimento 5 Stelle, al di là della promessa del reddito di cittadinanza, è, appunto: fare la rivoluzione ecologista. Il metodo scelto è il cambiamento del modello economico finora seguito. E il mezzo scelto è l’imposizione del controllo dello Stato sui principali servizi della vita sociale (a partire da istruzione e sanità) e della produzione.

Il Movimento 5 Stelle fonda il suo programma su una premessa estremamente pessimista dello sviluppo umano. L’idea, cioè, che le risorse siano fisse o crescano meno rispetto all’aumento della popolazione. Per far fronte al momento in cui, “inevitabilmente” le risorse finiranno e l’uomo inizierà a morire di stenti, ci sono due metodi classici: arginare la crescita della popolazione (denatalismo) e interrompere la crescita economica (decrescitismo). Il M5S non ha mai negato il primo metodo, stando ai voti che ha espresso negli ultimi 5 anni di legislatura, ponendosi all’avanguardia sui cosiddetti “nuovi diritti”, tutti tesi a garantire aborto, contraccezione e fine della famiglia tradizionale/naturale. Al tempo stesso si è concentrato, specie in queste elezioni, su un programma di decrescita. La cui introduzione recita testualmente: “Per definire una strategia concreta di sviluppo economico è necessario comprendere i limiti degli attuali paradigmi che guidano i sistemi di produzione e di consumo del nostro paese. I limiti allo sviluppo imposti dalla finitezza del pianeta e delle risorse a disposizione danno l’opportunità di mettere in atto nuovi modelli di sviluppo che tengano conto anche della capacità dell’ambiente di assorbire i rifiuti prodotti dal metabolismo ambientale”.

Questa teoria va ancora molto di moda, anche se è impossibile non notare quanto sia fallimentare, oltre che estremamente regressiva nella sua applicazione. E’ fallimentare perché la prima volta che venne elaborata, da Thomas Robert Malthus, nei primi anni dell’Ottocento, la terra era popolata da poco più di un miliardo di individui. Da allora ad oggi si sono aggiunti altri sei miliardi di individui. Eppure le risorse sono più abbondanti e una fetta di miliardi di persone è uscita dalla povertà e dalla fame, soprattutto in Asia. L’aggiornamento delle teorie di Malthus, cioè le previsioni catastrofiste di Paul R. Ehrlich, autore del noto studio “La bomba demografica” (1968), sono state anch’esse tutte smentite dallo sviluppo delle tecniche agricole e dalla scoperta di sempre nuove risorse. Perché le risorse non sono affatto “fisse”, possono essere scoperte e moltiplicate per mano umana. Il programma pentastellato ignora completamente questa realtà. Perché il partito degli “ignoranti” ha in realtà assimilato e fatto sua la cultura della classe accademica e intellettuale italiana. Che è ancora ferma a Malthus ed Ehrlich, più per scelta ideologica che altro. Ed è su questa voluta ignoranza che il nuovo partito maggioritario fonda il suo programma economico.

Al posto di un’economia basata sulla crescita, il Movimento 5 Stelle propone il modello completamente alternativo dell’economia “circolare”, in cui la produzione stessa è volta al riciclo e riutilizzo di ogni bene. Al posto dell’aumento della produzione energetica, il M5S punta alla sostituzione completa, al 100%, delle fonti fossili con fonti rinnovabili: sole, vento e biomasse. Siccome tutti sono consapevoli che queste fonti producono meno energia rispetto a quelle fossili (e molto meno di quelle nucleari, che comunque non abbiamo), ecco come il programma 5 Stelle risolve il problema: spegnendo luci e attività. Il risparmio energetico, dunque riduzione dei consumi e della produzione, è il primo dei loro obiettivi In economia, si punta decisamente alla rivitalizzazione dell’agricoltura. Ma non all’agricoltura sempre più intensiva e tecnologica del mondo industrializzato, ma al ritorno a un’agricoltura fondata sul biologico e addirittura sul “biodinamico”, una branca dell’agronomia fondata sulla magia, sulla ipotetica influenza degli astri. Il Movimento propone di cambiare gli strumenti classici di misurazione della produzione e del benessere, smettendo di usare il Pil o il reddito medio come parametro. “Si può essere felici anche se poveri” recita un vecchio adagio ben poco saggio: i pentastellati ne hanno fatto un programma.

Il reddito di cittadinanza va letto, esclusivamente, in questo contesto: è un modo per svincolare il reddito dal lavoro. Da un lato è stato introdotto nel programma sin dal 2013, anche qui, a causa di un grande pessimismo: l’idea, cioè, che in un futuro in cui le risorse saranno sempre più limitate rispetto alla popolazione, il lavoro umano sarà soppiantato dai robot e che solo pochi grandi e avidi capitalisti, nel prossimo futuro, faranno soldi a palate a spese di tutti gli altri. Quindi i soldi verranno estratti dai patrimoni dei “pochi, grandi e avidi capitalisti” e redistribuiti a tutti, sotto forma di un sussidio mensile. Dall’altro il reddito di cittadinanza serve gli scopi della nuova economia verde, per non “obbligare” l’individuo a vincolare la sua fonte di guadagno alla produzione di qualche bene o servizio che aumenterà l’impronta umana sulla natura (e che quindi è di per sé considerata negativa). Il reddito di cittadinanza è uno dei tanti strumenti, il fine è sempre Gaia, la “madre terra”.

L’ideologia ecologista radicale che è alla base del M5S introduce (o intende introdurre) poi anche una rivoluzione antropologica completa: non più l’uomo al centro del creato, ma l’uomo come una delle tante parti di un ecosistema. Per mantenere l’equilibrio del quale, l’uomo deve ridurre drasticamente la sua presenza e soprattutto la sua straordinaria capacità di produrre cose, di cambiare la natura per viverci meglio. La cosiddetta “impronta ecologica”, il tentativo (del tutto arbitrario) di misurare la traccia che l’uomo lascia sulla natura, è ben presente nel programma ed è esplicita intenzione del Movimento quella di ridurla. Anche in questo caso, è una volontà di tornare al primitivo quella che domina l’ideologia della nuova forza politica maggioritaria italiana. In un periodo in cui va di moda essere contrari alla ragione e alla scienza (anti-vaccinismo, teorie della cospirazione, biodinamica, ecc…) questa ideologia avrà sicuramente un impatto importante.

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