Popoli contro elite? In Italia, tutte frottole. Se un popolo volesse sfidare le “elite europeiste” dovrebbe rendersi veramente indipendente da esse, ovvero dovrebbe smettere di indebitarsi. Altrimenti, puoi sbraitare quanto vuoi, ma poi devi accettare anche tutti i diktat contro la famiglia e la vita che vengono da Bruxelles.            

Il popolo contro le élite. Bello slogan, ma cosa nasconde? Lo usava Steve Bannon, stratega di Trump, per la campagna elettorale repubblicana. Le élite erano quelle dei Democratici, padroni indiscussi di tutte le “cittadelle della cultura” e delle istituzioni di Washington. Il popolo, a maggioranza, ha effettivamente votato per i Repubblicani, che sono, da un secolo a questa parte, i difensori dei corpi intermedi, delle autorità locali, delle comunità spontanee, sia religiose che laiche, del mercato libero. Insomma, di tutto quello che sfugge dal controllo dello Stato centrale. Oggi lo stesso slogan, popolo contro élite, lo sta usando soprattutto Matteo Salvini. E anch’egli è in sintonia con lo stesso Bannon, frequente visitatore dell’Europa.

Bannon è convinto che il “miracolo Trump” possa ripetersi anche nel vecchio continente. Al posto dei Democratici metti i partiti europeisti (Popolari, Liberaldemocratici e Socialdemocratici) e al posto dei Repubblicani metti i partiti euroscettici (dunque l’AfD in Germania, l’Ukip in Inghilterra, il Fronte Nazionale in Francia, il Partito della Libertà in Olanda e la Lega e il M5S in Italia, per dire i più celebri) e l’equazione è fatta. Sicuri che sia così? A dire il vero sarebbe bellissimo. Ma non è così: in Europa non esiste alcun equivalente dei Repubblicani. Non esiste nessuno, insomma, che difenda le comunità tradizionali e spontanee, le autorità locali, il libero mercato dalla smania accentratrice dei partiti e movimenti europeisti. Esaminando più in dettaglio questo scenario, vediamo che purtroppo esiste nell’Ue lo stesso pericolo di potere accentratore che c’è negli Usa.

Lo si realizza soprattutto parlando con un europeista entusiasta. Non so se lo avete mai fatto. E’ un’esperienza istruttiva, ma sconvolgente, soprattutto se nell’esperimento mettete in contatto l’europeista entusiasta con parole quali “Brexit” o “Trump”. In quel caso perde il lume della ragione, spara a zero contro la democrazia, benché fosse apparentemente razionale e ragionevole fino a due secondi prima, tira fuori una carica di fanatismo pari solo a quella dei comunisti dei tempi andati. Si dice favorevole alla repressione armata, al partito unico, alla rieducazione forzata di chi, a suo dire, “non capisce” che l’Ue è l’unica via. Purtroppo questo è solo lo specchio di una realtà ormai consolidata. I partiti convintamente europeisti, effettivamente, non concepiscono altra via al di fuori della costruzione, passo dopo passo, di un super-Stato europeo e non tollerano opposizioni al loro progetto. In un clima di questo genere, un’opposizione forte sarebbe più che mai utile. Se non altro per far emergere tutte quelle energie, idee e talenti (e ce ne sono eccome!) che in un clima di conformismo assoluto restano sprecati, inutilizzati, nascosti.

Ma possiamo fidarci di queste opposizioni?

No.

Vediamo perché. Siamo in Italia, quindi partiamo proprio dai casi italiani. La Lega e M5S, nonostante il loro atteggiamento, non sono mai state forze euroscettiche. Anche se credono di esserlo, non la sono nemmeno adesso. Avete mai sentito dire da un pentastellato: facciamo da soli? Quasi mai. E da un leghista? Quasi sempre, ma chi lo dice poi si contraddice subito dopo chiedendo più Europa sui temi centrali.

Per essere indipendenti, questo lo sa chiunque, non si deve essere indebitati. Il programma di M5S e Lega prevede, invece, un vertiginoso aumento del debito pubblico. Che vuol dire, lo si ammetta o meno, maggior dipendenza dagli altri membri dell’Ue e implica che i contribuenti del resto d’Europa salvino l’Italia, se questa politica dovesse portarci al default. L’atteggiamento dei due partiti “anti-sistema” non è dunque quello dell’uomo indipendente che scalpita per liberarsi dal suo padrone, ma piuttosto quello del bambino che fa i capricci perché vuole che papà gli dia una paghetta più grande. Probabilmente Bannon non lo ha capito, ma questo atteggiamento politico, a casa sua, è più diffuso fra i Democratici di estrema sinistra, quelli che votano Bernie Sanders, non certo fra i Repubblicani. Se la Lega e il M5S riuscissero disgraziatamente a ottenere le condizioni che chiedono a Bruxelles, noi ci ritroveremmo ancora più dipendenti dall’Ue e dal contribuente europeo. Alla faccia del “sovranismo”.

Se questo è lo scenario italiano, all’estero non va molto meglio. Il Fronte Nazionale, poi, ha sempre avuto una sua idea di Europa dei Popoli, che probabilmente risulterebbe ancor più centralista e nemica delle autonomie rispetto a quella dell’attuale Ue. L’AfD, così come la Lega in Italia (e non dichiaratamente anche il M5S) guarda a Est, vede di buon occhio il progetto di Unione Euroasiatica di Putin, che replica ancor più su larga scala le stesse storture dell’Ue e le amplifica: più centralismo, più intolleranza per il dissenso, più statalismo. Idee genuinamente più indipendentiste le troviamo solo in Inghilterra, dove infatti ha vinto la Brexit. E in Olanda, dove il partito di Geert Wilders, forse, è quanto di più vicino ci sia al modello Trump nell’Europa continentale. Ma sono eccezioni. Gli altri partiti cosiddetti “euroscettici” chiedono élite benevole nei loro confronti, non la libertà dalle élite.

Le società dell’Europa occidentale, purtroppo, sono ormai troppo dipendenti dai loro welfare state. Ormai il sussidio è diventato una ragione di vita.

Ha creato un circolo vizioso da cui non si esce: il cittadino è spinto a chiedere sempre più “droga” pubblica. Nel momento in cui lo Stato alza le braccia in segno di resa, lo chiede all’Ue. Nel momento in cui l’Ue pone un freno a questo andazzo, sbraita contro l’Ue. Ma perché vuole la sua paga, non perché sia convinto che è male dipendere da un padrone. Poi è tanto inutile pretendere che l’Ue, a quel punto, non imponga il suo modello culturale laicista, sottilmente contrario alla libertà di religione, abortista ed eutanasista. Una volta che sei dipendente da qualcuno, è giocoforza che ne accetti anche lo stile di vita.

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