C’è un che di paradossale nel ‘pasticciaccio brutto’ di mons. Viganò, qualcosa di sorprendente che prende in contropiede sia gli antipatizzanti che i simpatizzanti del papato francescano.

Il primo paradosso è che, di fronte al papocchio della Segreteria delle Comunicazioni, le due fazioni (l’anti-bergogliana e l’ultra-bergogliana) l’un contro l’altra armate abbiano trovato un’inaspettata concordanza, anzi una vera e propria “gioia” in comune: la conferma definitiva – a loro dire – della contrapposizione definitiva tra papa Benedetto e papa Francesco. Gli ultrapapisti, infatti, vedono un Ratzinger che nella penombra ordisce complotti contro le riforme di Bergoglio e proprio la lettera del papa emerito, inutilmente nascosta dal pasticcione Viganò, testimonierebbe secondo loro l’acredine di Benedetto verso Francesco, e il suo tentativo di arrestare la riforma francescana nella Chiesa, espressi chiaramente nell’oltraggio di negare pubblicamente la sua prefazione agli scritti papali. Dall’altro lato, gli antipapisti esultano stranamente per il medesimo motivo: a loro dire, infatti, la lettera di Ratzinger rappresenterebbe una chiara smentita del papato di Francesco e del suo goffo tentativo di rivoluzionare la Chiesa

Ebbene, il secondo e più grande paradosso della faccenda consiste nel fatto che le due fazioni non vedono (o non vogliono vedere), invece, il dato più evidente, che è la clamorosa smentita di entrambe: tutto questo pastrocchio – comunque lo si giudichi – è stato concepito proprio per negare quella contrapposizione che esse invece celebrano.

Già, perché, se da un lato è accertato che il monsignore in questione abbia pubblicato una lettera riservata di un papa emerito, che l’abbia tagliuzzata e ritoccata a suo uso e consumo, che abbia richiesto una prefazione a un teologo avversario di Benedetto… dall’altro lato è altrettanto evidente che una e una sola cosa gli interessava (tanto da fargli compiere tutte queste imprudenze): che Benedetto approvasse pubblicamente Francesco.

Questo è il cuore della questione e questo è l’elemento che non torna, che sfugge alla logica in tutti i commenti dei protagonisti delle due fazioni di cui sopra.

Perché questo legame tra Benedetto e Francesco continua ad esistere, testardo, pur nella differenza evidente dei carismi, delle priorità e anche delle teologie dei due papi? Questa la domanda veramente interessante che il pasticcio-Viganò rende evidente al mondo: perché questa ricerca spasmodica e spericolata della continuità tra due papi così differenti come Benedetto e Francesco?

Le spiegazioni date al riguardo dai due fronti avversi non reggono.

Gli ultra-bergogliani nemmeno hanno provato a chiarire la cosa: per loro le parole di Benedetto sono solo un problema e quanto meno si vede e si sente, tanto meglio è. Gli anti-bergogliani invece spiegano che il circolo intorno a papa Francesco avrebbe fatto tutto questo pasticcio perché cercava di ottenere da parte del papa emerito una specie di difesa di papa Francesco “a sua (di Benedetto) insaputa: ovvero, il papato di Francesco, secondo questi ultimi, sarebbe totalmente contrario a quello di Benedetto, ma Francesco avrebbe ordito tutta questa macchinazione di Viganò per far sì che il papa emerito – ‘distrattamente’ – appoggiasse il papa in carica senza accorgersi delle differenze… Ciascuno giudichi quanto questa storia possa stare in piedi.

Ecco invece l’unica vera evidenza, paradossale, nel caso Viganò, da molti elusa: nella Chiesa confusa e arroccata del III millennio, divisa tra l’affermazione ‘ratzingheriana’ della Bellezza della Verità di Cristo e la misericordia ‘bergogliana’ verso la debolezza del mondo, l’unità, misteriosamente, resiste. Anzi di più, è ricercata, spasmodicamente – magari anche in modo sgangherato, come nel caso Viganò – da ambo le parti, che si vedono differenti e, pure, desiderano essere in una “interiore” continuità, come ha affermato Benedetto proprio nella lettera ‘incriminata’.

Tutto sembra affermare che il mistero della coesistenza di Benedetto e Francesco abbia ancora molto da dire e che il tentativo di far fuori uno dei due sia destinato allo scacco.

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