Nella prima puntata abbiamo parlato del Nominalismo ovvero della “causa” di tanti mali moderni – dall’ideologia gender all’eutanasia, all’eugenetica e al nazismo vero e proprio -, ora vediamo qual è l’unica possibile cura, ovvero quel sano rimedio chiamato “Realismo”. [Seconda e ultima puntata]

Per curare la civiltà occidentale da malattie ideologiche vecchie e nuove (dal nazismo all’ideologia gender) l’unico valido rimedio è il “realismo ingenuo”. Si tratta di un rimedio eterno, che non fallisce mai. A questo punto, bisogna chiarire che, se è vero che il “realismo ingenuo” è nato dalla fede cristiana, per essere realisti fino in fondo non è richiesto di credere in Dio: è richiesto di credere nell’esistenza di quella che genericamente si chiama “natura”, intesa come struttura profonda di ogni cosa che esiste. In fondo, si può pensare che la scienza genetica abbia trovato in ogni cellula di ogni essere vivente di quello che i realisti medievali chiamavano “universale”: il Dna. Nel Dna di ogni essere umano sono scritte sia le sue caratteristiche individuali sia le caratteristiche della specie “homo sapiens sapiens”, che corrisponde all’universale “umanità”. Inoltre, è possibile distinguere nettamente fra cromosomi XX e cromosomi XY, che corrispondono rispettivamente all’universale “donna” e all’universale “uomo”. Nessuno ha mai trovato i cromosomi delle altre cinquantaquattro “identità sessuali” segnalate da Facebook.

Ma senza stare a frugare nei cromosomi, le differenze far il corpo femminile e il corpo maschile sono troppo evidenti per negarle. E se le strutture corporee sono diverse, diverse devono essere anche le strutture psicologiche. E infatti recenti studi neurologici svelano che il cervello maschile e il cervello femminile hanno delle piccole ma significative differenze: più atto a svolgere operazioni di tipo sistematico quello maschile, più empatico quello femminile (Simon Baron-Cohen, Questione di cervello. La differenza essenziale tra uomini e donne, Mondadori nel 2004 e Louann Brizendine, Il cervello delle donne, Bur 2011). Non esistono altri cinquantaquattro tipi di cervello. Le donne che non si sentono donne hanno comunque un corpo e un cervello femminili e gli uomini che non si sentono uomini hanno comunque un corpo e un cervello maschili.

Se il codice genetico di un individuo è gravemente danneggiato fin dalla nascita, dobbiamo forse escluderlo dalla razza umana? In effetti gli eugenisti e i nazisti pensavano esattamente che le persone affette da tare ereditarie non meritassero di vivere. In realtà, se queste persone non appartenessero pienamente alla razza umana, non ci accorgeremmo nemmeno delle loro tare ereditarie. Per fare un paragone, se sui bordi del marciapiede vediamo una automobile a cui è stata rubata una ruota, non pensiamo che quella sia qualcosa di diverso da una automobile ma che sia una automobile danneggiata. Infatti, sappiamo che ogni automobile è progettata per avere quattro ruote e che quindi, se gliene manca una, non può funzionare correttamente. La cosa più logica che il proprietario può fare è comprare un’altra ruota, non buttare via l’automobile. Se non è conveniente buttare via gli oggetti rotti che possono essere riparati facilmente, invece non è mai lecito abbandonare al loro destino le persone “tarate”. Infatti, anche se parti del loro codice genetico sono state danneggiate (presumibilmente per cause accidentali, in loro o nei loro antenati), comunque nel loro Dna sono ancora scritte le caratteristiche della specie “homo sapiens sapiens”, che corrisponde all’universale “umanità”. In altri termini, anche se non può esprimersi pienamente, anche nelle persone affette dai più gravi handicap è presente la natura umana, la stessa che è in noi. L’uomo più deforme non vale meno dell’uomo più perfetto, e condivide con lui gli stessi bisogni e gli stessi desideri fondamentali.

Dunque esiste una natura umana. Dal momento che questa natura esiste prima di noi, nel senso che ce la siamo trovati addosso quando siamo nati, non possiamo disobbedirle senza andare incontro a conseguenze negative. Dal momento che siamo nati in un determinato corpo con un determinato sesso, non possiamo modificarlo senza farci del male. Dal momento che, per natura, un essere umano può nascere solo dall’incontro fra un uomo e una donna, e può formare armoniosamente la sua personalità solo nel rapporto con un uomo e una donna, imporre a qualcuno di nascere da una “madre in affitto” e crescere con due padri o due madri significa fargli del male. Per realizzarci pienamente come esseri umani possiamo soltanto obbedire alla nostra natura umana. Oggi è più che mai urgente ritrovare la fede nella natura e nelle legge naturale. Quando questa fede viene meno, il nazismo è possibile in ogni momento. Oggi la svastica si nasconde sotto i colori rassicuranti dell’arcobaleno.

[L’articolo è stato pubblicato con modifiche sul numero 33 di Pepe nel maggio del 2016]

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