Da dove viene l’idea che sopprimere bambini malati, come nel caso del piccolo Alfie, sia un bene? O che uomo e donna siano individui perfettamente intercambiabili? Ebbene, la loro matrice filosofica è un pensiero dalle radici antiche, quel Nominalismo che nasce nel Medio Evo e i cui epigoni, nel corso del tempo, sono stati prima l’ateismo e in seguitoi benpensanti si turino le orecchie il nazismo. [Prima puntata]

Non si è mai sottolineato che il relativismo morale ha molto in comune col nazismo, e che entrambi affondano le radici nella filosofia nominalista tardo medievale, il cui più importante rappresentante fu Guglielmo di Occam, quello del rasoio. Dal momento che il nominalismo è la radice di tutti gli errori filosofici successivi , vale la pena parlare del nominalismo e della antica “disputa sugli universali”, che è meno accademica e più appassionante di quanto si pensi.

Nel corso del secolo XIV i nominalisti e i tomisti litigarono animatamente a proposito dei cosiddetti “universali”, termine con cui si indicano quelle idee che rispecchiano le caratteristiche comuni a più cose esistenti simili fra loro. Ad esempio, “rosso” è la caratteristica comune a tutti gli oggetti rossi, “bellezza” la caratteristica comune a tutti gli oggetti belli, “natura umana” o “umanità” è l’insieme delle caratteristiche comuni a tutti gli esseri umani eccetera. Nessuno potrebbe mai negare che queste idee universali esistono nella mente di ogni essere umano. Ma esistono anche al di fuori della mente, nella realtà? Esistono il rosso, la bellezza, l’umanità o esistono solo i singoli oggetti rossi, i singoli oggetti belli e i singoli esseri umani? Se per i nominalisti gli universali non esistono al di fuori della mente, invece per i tomisti esistono nella mente come idee umane ed esistono all’interno delle singole cose come idee di Dio.

Sebbene i primi nominalisti fossero tutti cristiani, in un certo senso diedero il primo impulso al lento moto di allontanamento del Creatore dalla creazione. Una volta negato che gli universali (i generi, le specie e le razze eccetera) coincidano con le idee stesse di Dio, un passo alla volta si arriva a negare che le singole cose siano pensate da Dio e subito dopo si nega l’esistenza di Dio. Per il pensatore libertino del Settecento, discendente del nominalista tardo medievale, l’universo è solo un ammasso di materia in perenne trasformazione, che si suddivide in tante conformazioni puramente casuali e mutevoli. In quest’ottica, il singolo essere umano non sarebbe altro che una escrescenza provvisoria sulla superficie della massa della materia universale.

NOMINALISMO, OVVERO DISUMANITÀ

Ma vediamo adesso che conseguenze ha il nominalismo nella definizione di umanità. Se per i tomisti, noti anche come realisti, gli universali che esistono nella mente sono rappresentazioni fedeli, appunto realistiche, degli universali che esistono nelle cose, invece per i nominalisti gli universali che esistono nella mente sono poco più che nomi (da cui nominalismo) che servono ad indicare diversi insiemi di cose. Per il nominalista, ad esempio, l’umanità è un “nome” che indica allo stesso tempo un insieme di esseri molto simili fra loro e le caratteristiche comuni che essi condividono: la posizione eretta, la vista, l’udito il tatto il pensiero razionale eccetera. Ma ci sono sempre persone che non possiedono una o più di queste caratteristiche e che quindi rientrano solo in parte nell’insieme umanità: gli storpi, i ciechi, i sordi, i malati mentali e le altre persone affette da gravi handicap, ma anche gli embrioni e i feti.

E infatti, nel secolo XVII secolo l’empirista John Locke (l’empirismo è un nominalismo radicale) cominciava a chiedersi se certi uomini spaventosamente deformi che gli era capitato di vedere appartenessero di diritto alla razza umana. Nel secolo XVIII diversi scienziati illuministi cominciarono a chiedersi se tutti quelli che non avevano la pelle bianca fossero propriamente umani. Nel secolo XIX gli eugenisti proponevano di impedire agli umani “difettosi” di riprodursi. Fra gli anni Trenta e Quaranta, in Germania, i “difettosi” finivano nelle cliniche della morte e non ariani (ebrei e rom) finivano nei lager. Nello stesso periodo, la Planned Parethood diffondeva la pratica dell’aborto negli Usa. Dai tempi di Hitler sono cambiate molte cose, non tutte. Se oggi non è più possibile distinguere in pubblico fra razze superiori e razze inferiori senza rischiare conseguenze legali, invece è ancora possibile trattare gli esseri umani in formazione (embrioni e feti) come i nazisti trattavano i membri delle “razze inferiori”. I medici della Planned Parenthood li rivendono a pezzi ai migliori offerenti.

Due secoli fa l’idea di “umanità” diventava semplice nome. Oggi diventano semplici nomi le idee di “uomo” e “donna”. Poiché c’è sempre chi, all’apparenza, non possiede tutte le caratteristiche indicate dal nome “uomo” e c’è chi non possiede tutte le caratteristiche indicate dal nome “donna”, bisogna inventare altri nomi. I teorici dell’ideologia gender, che è pienamente nominalista, riconoscono l’esistenza di almeno sette generi principali mentre il governo australiano ne riconosce ventitré e Facebook ne riconosce cinquantasei.

IL NAZISMO VIENE DA QUI

Sono ben noti a tutti gli orrori colossali prodotti nel secolo scorso dal razzismo, dall’eugenetica e dal nazismo. Come oggi si commemorano le vittime della Shoa, forse un domani si commemoreranno le innumerevoli vittime delle leggi abortiste nei paesi occidentali. E come il razzismo, l’eugenetica e il nazismo sono oggi fuori legge, così forse domani sarà fuori legge la propaganda gender, che oggi comincia a produrre i suoi piccoli orrori. I media seppelliscono nel silenzio le testimonianze di coloro che gli effetti pratici della propaganda gender li hanno sperimentati sulla loro pelle. Le persone cresciute da coppie omosessuali raccontano di infanzie e adolescenze infelici che hanno fatto di loro degli adulti problematici. Con tutta la loro breve vita, i gemelli Reimer, morti entrambi suicidi, hanno testimoniato che costringere un bambino a diventare una bambina significa ucciderlo dentro. Un giorno i casi come quelli dei saranno talmente numerosi che non basterà tutta l’ombra del mondo per nasconderli. E la gente si ribellerà alla dittatura del pensiero gender.

Abbiamo visto che alla radice del razzismo, dell’eugenetica, del nazismo e dell’ideologia gender c’è la stessa filosofia che è alla radice dell’ateismo e cui l’ateo Umberto Eco ha dedicato un monumento letterario. Se il nominalismo nega l’esistenza di una comune natura umana, invece il realismo tomista (che non a caso i filosofi ottocenteschi chiamavano dispregiativamente “realismo ingenuo”) afferma che l’universale “umanità” non è semplicemente l’insieme delle caratteristiche presenti nella maggior parte degli esseri umani (ossia una mera media statistica) ma è una idea unitaria che esiste intera in ogni membro della razza umana e cui si aggiungono le caratteristiche di una individualità unica e irripetibile (per quanti miliardi di uomini siano nati e nasceranno ancora, non ne sono mai nati e non ne nasceranno mai due identici). Se un individuo è ancora in formazione nel ventre materno oppure se, a causa di lesioni gravi o malformazioni congenite, non può svolgere una o più delle funzioni tipiche dell’essere umano tuttavia in lui “l’universale umanità” esiste intero e quindi egli non è meno uomo degli altri.

[L’articolo è stato pubblicato con modifiche sul numero 33 di Pepe nel maggio del 2016]

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